mercoledì, marzo 17, 2010

LABORATORIO #2

8

"TRADIMENTI"

Continuando a scivolare lungo il nostro percorso di sperimentazione artistica, ho scelto un nuovo spaccato di intimità femminile che possa condurci ancora nella dimensione distruttiva del TRADIMENTO, e ci aiuti a sconvolgere ogni sicuro punto di coscienza dal quale partiamo sempre prima di immedesimarci nella parte, o rievocare un'esperienza vissuta che ci permetta di esprimere il poeta in noi.

L'autrice che ha regalato la sua sensibilità in questo racconto apre le porte ad un dolore che corrode nel tempo, giorno dopo giorno, e distrugge dall'interno la sicurezza umana, fino a costringere la coscienza e non seguire più la linea del giusto o sbagliato, per raggiungere un riscatto necessario, affinché un'altro tipo di straziente dolore possa cancellare le tracce del male già così radciato in fondo allo spirito.

Prima di lasciarvi alle meravigliose parole di questa scrittrice, miei soldati, vorrei inserire anche un breve pensiero sul Tradire che un'altra giovane autrice mi ha inviato per condividere con tutti noi il suo sentire in riguardo all'argomento che stiamo trattando. Eccolo per voi:

"Perché hai cercato in me quello che la tua nuova donna non aveva? Io i capelli ricci, lei lisci, lei straniera, io italiana come te. Non mi conoscevi già quando stavamo insieme? Perché hai capito solo dopo di lei che io valevo e mi volevi indietro, quando io già non volevo più tornare? Ora osservo passare la tua macchina con accanto la tua donna, anche lei tradita, che mi guarda dandomi forse la colpa che io non ho, ma che hai tu, il suo uomo: la colpa di non aspettare di amare di più e di nuovo la stessa persona, la colpa di non essere abbastanza forte. Mi guardo allo specchio, ora sono felice con la mia storia vera, ma prima con lui ero divisa a metà, avevo i capelli lisci di lei, forse, e il mio stesso viso. Quando io e lei ci incontriamo ci guardiamo: siamo state le due metà di un'anima maschile senza forza."

SARA AMATO


(Ora godetevi l'opera protagonista del post che ho pubblicato per voi oggi, a presto e non dimenticate mai di Gridare ancora le vostre idee attraverso la penna, come fosse una spada per combattenti audaci.)


"IL CONTO è PARI" di Novara Marianna

Eccolo, è arrivato ancora. Lennesimo pugno nello stomaco, attonita rifaccio il test due volte e ancora mi arriva la cruda realtà: positivo. Non adesso, non ora, non con lui.

La mia amica parla, soppesa le parole con calma cercando un varco tra la mia faccia impietrita e le lacrime che scendono contro la stessa volontà, è una specie di grillo parlante che vuole aprire una porta e non sa che dietro c’é un baratro ed io sono là in fondo, minuscola pulce che sente una voce lontana che non comprende, non può. Gli ultimi anni della mia vita sono ritornati in una sorta di terremoto preannunciato. Sono costretta a spiegare cosa infuria dietro una facciata apparentemente normale, dietro bei vestiti e borse griffate, dietro un susseguirsi di viaggi e progetti : io vivo alla giornata, da quando mio marito mi ha tradito, mi ha abbandonato con i bimbi ancora piccoli e tutto quello in cui credevo si è frantumato in mille rivoli di rabbia e insicurezza.

Un anno da sola, con lui che andata e tornava, che prometteva che sarebbe stato diverso per poi scoprire che non laveva affatto lasciata. Quel fare e disfare le valigie sono i ricordi più prepotenti, quello che resta di un amore disperatamente voluto lultima volta ho permesso che ritornasse perché non mi lasciava libera di continuare da sola, mi ha preso per stanchezza, per i figli, per paura di rimanere sola, non lo so, le motivazioni possono essere tante e spesso inconsapevoli. So che non mi sono sentita più donna né persona, quando mi prende io non ci sono più, in una ovattata lontananza, aspetto che finisca al più presto.

Esistono tradimenti di letto fugaci e scorrevoli che possono far male ma che si mettono nel conto in un rapporto a lungo termine, ma io mi sono stata abbandonata, umiliata, ferita nella parte più vulnerabile, il piccolo è regredito a tal punto da rifarsi i bisogni addosso, la grande con problemi con il cibo, con cui combatto ancora adesso. Non ho più fiducia, sento che succederà di nuovo, che prima o poi vedrò rifare quella maledetta valigia, magari con me in procinto di partorire .. non posso pensarci, la sola idea mi fa rabbrividire io non posso perdonarlo, non voglio un altro figlio da lui. Il mio grillo parlante mi sussurra che essere madre è a prescindere dallavere un compagno accanto, che sono stata forte a stare da sola e che noi donne, fottute sempre nei sentimenti, nei momenti più drammatici riusciamo a tirare fuori delle forze inaspettate.

Esci fuori da te

accettati con le tue debolezze

ama te stessa prima di pensare a cosa fare

buttalo fuori e riprenditela questa benedetta VITA!!!!!!!!!!!!!!!!

Ci ho provato, amica mia, sapessi quanto, prego che succeda qualcosa, che abbia un incidente, una causa di forza maggiore che decida per me, gli ho imposto perfino un ricatto: se vuoi salvare tuo figlio te ne devi andare e per sempre. Lui ascolta in silenzio come un cane bastonato e non capisce, non capirà mai linferno che ha scatenato.

Sono andata in consultorio, ho parlato per ore con la psicologa, so che mi vogliono aiutare, ma tutto laiuto del mondo non mi ridarà la mia vita prima della devastazione, non mi ridarà i miei sogni , la speranza di un futuro sereno.

Voglio fargli del male, fargli provare in parte quello che ho provato io, ferirlo con un gesto peggiore dei suoi tradimenti, rifiutando suo figlio, è una vendetta estrema, lo so, ma è lunica cosa che mi può sbloccare da questo empasse, da questo rapporto malato in cui non voglio più questuomo e nel contempo non posso farne a meno .

Cosicché sono andata da sola, in un freddo mattino sono salita sul lettino bianco e sa solo sono ridiscesa. Non ricordo molto del frangente, solo una luce ovattata e fredde mani che smuovevano allinterno. Sono tornata a casa, sono sola, in qualche modo ho scelto, non so se è stato giusto o sbagliato, non me lo chiedo, so che dovevo pareggiare i conti, forse domani un dolore più grande mi farà dimenticare o passare in secondo piano ciò che è stato. Per adesso non so pensare a niente, ho svuotato la mia vita e quello che succederà adesso sarà dipeso dalla mia volontà.

Il conto è pari, forse

8 commenti:

  1. Un brano che solo una donna poteva scrivere! E' deciso e diretto come un pugno nello stomaco ma quanta sofferenza, quanto amore sprecato, quanto dolore fisico e angoscia psicologica, quante notti trascorse vegliando e quanti giorni passati in un inutile confondersi di ore ci sono dietro una decisione del genere? Solo una donna può saperlo e può raccontarlo. Complimenti all'autrice.

    RispondiElimina
  2. Devo dire che non è stato facile neanche per me scrivere questo pezzo, lo fatto con le viscere contratte, nel ripercorrere un dolore non mio, aprire un varco nella mente di qualcun'altro e cercando una qualsiasi ragione (che non trovo ancora): l'unica cosa che posso dire è che noi donne, nonostante le lotte, l'emancipazione, l'intelligenza e l'intuito che possesiamo siamo ancora lontane dall'essere libere da noi stesse, e che spesso quell'amore che abbracciamo a piene mani ci devasta dentro e non ci fa volare.

    RispondiElimina
  3. lucido e spietato, ho amato molto la dirittura e la cattiveria che traspaiono da questo racconto. la condizione di disperazione e di solitudine che fa rabbrividere nella sua plausibilità.
    una cosa che mi ha colpito molto è quanto tu sia stata brava a dipingere l'inetta rassegnazione della protagonista; ormai stretta in una situazione da cui non ha mai avuto la forza di uscire, decide di risolvere tutto nel modo più semplice, cioè buttando giù il bambino: innocente, indifeso, come se fosse un oggetto d'ingombro per il quale il suo ex, per qualche strano motivo dovrebbe soffrire; un onere che non ha cercato ( e chiaramente non ha voluto).
    giustifica la sua scelta come una vendetta diretta verso l'uomo che non l'ama più e l'ha abbandonata, ma non cambierà niente, perchè l'uomo,diversamente da lei una via l'ha scelta.
    deliziosamente disperata, debole e negletta, non pareggia il conto (secondo me), ma si perde nell'ennesima menzogna che racconta a se stessa.

    vorrei anche dire che, gravidanza a parte chiaramente, a me la storia ha colpito ed emozionato. sono uomo e soffro per amore e per l'abbandono. reagiamo diversamente ma l'unica emancipazione che ancora dobbiamo raggiungere non ha confini di sesso ma di libertà intellettuale, di realizzazione personale e d'euforia, d'emozione.

    racconto bellissimo, grazie.

    RispondiElimina
  4. Ho introdotto il racconto con la descrizione breve e profonda di una mia esperienza durata a lungo, leggendo le parole di Marianna scelgo di scrivere ma mi verrebbe spontaneo scegliere il silenzio. Non si può esprimere nessun giudizio di fronte alla storia di un dramma, di un amore spinto fino all'estremo, di un bisogno di una richiesta che non ha risposta e che insegue un fantasma che se ne va e torna senza tornare, senza esserci come dovrebbe. Fa parte della storia di tutte le donne vivere certe ferite, ma quando non ci si salva dal dolore si arriva fino in fondo fino a che non possiamo, non sappiamo dire: basta perchè questo non è l'amore che io vorrei.

    RispondiElimina
  5. Approfitto dell'intervento di Sara per fare i complimenti anche a lei. Il suo frammento è davvero "esplosivo" nel senso che riesce a rendere perfettamente l'umiliazione sofferta e subita di essere la donna ufficiale e poi l'altra donna. Dolori diversi, dunque, ma dolori che incidono l'anima come affilati rasoi: il dramma del rifiuto di essere madre e quello di essere rifiutata come donna. Due mondi apparentemente lontani invece assai vicini perchè così è l'universo femminile, fatto di cervello prima di tutto poi di cuore e di anima perchè quando una donna dona se stessa lo fa prima con il cervello, poi con il cuore ed infine con tutta la forza della sua anima. Bravissima! ;-))

    RispondiElimina
  6. Ammiro la potenza che sempre sprigiona dall'animo trafitto di una donna che, nonostante abbia il punto debole insito nella sfera dei sentimenti, riesce a fare una scelta per se stessa, eppure contro se stessa, così da riemergere dal buio in cui naviga per affrontarne uno più denso e profondo, l'oscurità del tradimento verso se stessa.
    Gli uomini non riescono a capire questa dimensione femminea che rende questi esseri così leggiadri, cosi malinconici, così passionali ed estremamente fieri....possono solo amare in noi il segreto di una natura che non può essere loro svelata...e a volte soffrirne del loro, personale, rozzissimo, dolore maschile, che non è vero che non esiste,ma è solo degno di una diversa realtà.

    RispondiElimina
  7. per il "rozzissimo dolore maschile" la categoria ringrazia.

    RispondiElimina
  8. E'vero Cinzia quando una donna dona se stessa lo fa prima di tutto con il cervello. Grazie per quello che mi scrivi, in fondo a volte le scelte giuste seguono a momenti di dolore, come se dovessimo toccare il fondo di qualcosa per capire che siamo pronte ad amare davvero.

    RispondiElimina