"TRADIMENTI"
Come avevo promesso, ecco il secondo Laboratorio di Lapsus-Scritture Alternative, totalmente dedicato ad un TEMA: IL TRADIMENTO. Ognuno di voi, giovani autori, potrà scrivere un racconto che parli di cosa si prova a tradire qualcuno, ad essere Traditi da qualcuno, ad aver sentito, anche solo per un brevissimo momento, la voglia di distruggere un sentimento già consacrato in cambio di una passione travolgente, un'estasi del proibito da cui fuggire come topi spaventati, o nella quale buttarsi a capofitto senza rimorsi, o grazie ad un bisogno di rivalsa che non credevate esistere nell'intimità del vostro desiderio. Potrete parlare di un fatto che veramente avete vissuto, o di una semplice fantasia che vi ha tormentato per chissà quanto tempo, oppure immaginare, di sana pianta, cosa significherebbe per voi trovarvi dall'una o dall'altra parte della sottile linea che rende colpevoli alcuni, e vittime altri.
Non ci sono limiti, non ci sono altre regole, se non quella di mettere tutta la vostra creatività nel comporre un'atra opera che vi avvicini, un passo di più, alla meta della Narrazione.
Iniziamo l'esercitazione deliziandoci con un racconto molto maturo, scritto dalla nostra Parca e Saggia amica, che ha regalato per una volta ancora le sue parole a questo spazio. Forse la sua "esperienza" appartiene ad una dimensione più CONSAPEVOLE del sentimento e dell'atto del TRADIRE, ma è proprio da qui che ognuno potrà trarre la maggiore ispirazione per sconvolgere i canoni letterari e dare il meglio di sè, e della propria FOLLIA INTERPRETATIVA.
"IL PROFUMO DELL'ESTATE" di Cinzia Baldini
La notte è calda e una tiepida brezza porta alle narici l’odore intenso del mare. La sabbia con il suo avvolgente umidore lambisce le mie caviglie. Tu sei accanto a me, silenzioso, avvolto nei tuoi pensieri identici ai miei. Con le menti lontane, camminiamo vicini ma senza sfiorarci. Non ne abbiamo bisogno, sappiamo di esserci l’uno per l’altra e tanto ci basta.
La luna si è ritirata dietro una nuvola di vapore rossiccio. Domani sarà un’altra giornata rovente e allora perché sento le mie spalle rabbrividire?
«Cosa sarà di loro?» riesco a sussurrare.
Ti fermi, mi fissi negli occhi e un movimento leggero contrae le tue labbra: «Non lo so» mi rispondi.
Ci guardiamo a lungo. Nel buio le nostre iridi si confondono, scolorandosi nell’oscura fluidità della notte, ma io posso vederti chiaramente come tu vedi me. Ognuno sente esattamente, con dolorosa intensità lo sguardo dell’altro sulla pelle.
«Non è stato facile» mi dici in un tono stanco che non ti conosco. Sospiri e mi prendi la mano.
«No, non è stato assolutamente facile» concordo. Niente nella vita è mai facile, nulla è mai semplice» proseguo. «Tua moglie…», annuisci. «Mio marito… fargli capire che me ne andavo. Lo lasciavo per un altro uomo. Ho cercato di spiegargli che avevo combattuto contro questo sentimento Dio solo sa quanto! Che avevo cercato di respingerlo con tutte le forze, ma esso è stato più forte. Ha prevalso sulla ragione, sulla morale, sconfiggendo l’abitudine e la stanca familiarità. Ma come far capire ad un uomo che lo lasci perché nonostante l’affetto che ancora provi per lui, ami un altro? E che questo nuovo amore intenso e dilaniante, non cercato né previsto, si è dimostrato tenacissimo. Più forte di qualsiasi vincolo legale, della stima, del rispetto che dovevamo alle persone alle quali avevamo giurato fedeltà per la vita…»
Alzi le spalle e non mi rispondi. Poi mi afferri quasi con disperazione, mi stringi ed io mi aggrappo, ancora più smarrita di te.
«Sono triste, ma non mi sento sporca… e non sono una puttana, come lui mi ha chiamata» riprendo con veemenza. «Prima di te non l’ho mai tradito. Non ha capito che non era per lui che me ne andavo. Non avevo nulla da rimproverargli, era stato un buon compagno e con lui sono stata felice, ma il nostro tempo dell’amore si era concluso. Forse non sarò solo io a mancargli, più di tutto gli mancherà l’abitudine che aveva riempito l’autunno della nostra vita…».
Mi sorridi con dolcezza infinita carezzandomi i capelli. «Domani andrà meglio» mormori sulle mie labbra.
La tua bocca è calda, accogliente, un rifugio sicuro. Ti raggiungo in quella terra incantata, promessa di una nuova stagione.
Modellando i nostri corpi sulla sabbia consumiamo con tenerezza il nostro amore, finalmente liberi di essere noi stessi e nel buio un sole accecante trafigge le nostre pupille. Ti stringo languidamente dopo la passione ed aspiro la fragranza salmastra dell’estate rimasta impigliata nei tuoi capelli umidi di mare.
Un ultimo bacio, ci scostiamo e torniamo sui nostri passi.
Mentre la notte implode in se stessa, schizzo di nero inchiostro che macchia il profilo del mondo, rientriamo in albergo. Nessuno ci attende, nessuno ci accoglie, nessuno ci giudica. Il portiere è addormentato e noi silenziosi sfiliamo verso la nostra stanza come effimere scie di stelle cadenti, confusi nel nostro universo di contrastanti emozioni.
Il pianerottolo è in penombra, l’ambiente sa di vecchio, di stantio, è malinconico come le nostre coscienze.
La lampadina penzolante dal soffitto ci avvolge nel suo fascio di luce giallognola, sofferente, remota. «Da quanto tempo il sole non entra in questo luogo?» mi domando ad alta voce per scacciare il silenzio che rimbomba ossessivo nelle orecchie.
Siamo fermi davanti alla porta chiusa e mentre inciampo nei miei pensieri afferro le tue mani. Portandomele al volto: «Perché siamo qui?» chiedo smarrita.
Il cigolio cadenzato, dell’ascensore che si mette in moto, accompagna la tua risposta: «Per dare dignità al nostro sentimento» mi dici paziente mentre apri la porta e sfiori con le dita l’interruttore della nostra camera. Una cascata di chiarore si riversa nella penombra delle scale.
La macchia colorata delle valigie, incorniciate dalla porta, ci ammicca dall’angolo più lontano della stanza. In quei bagagli disordinatamente accatastati ci sono le nostre cinquanta primavere, ci siamo io e te, non più come eravamo, ma quelli che saremo.
Mi dirigo verso di esse ipnotizzata mentre dal balcone un profumo di gelsomino, il profumo della nostra estate, si spande nell’aria e un refolo di vento accarezza le tende. Un brivido mi assale ed un’emozione intensa mi scuote: «ti amo» grido, cercando il miele ambrato delle tue pupille, «anche se i nostri capelli si stanno tingendo di bianco».
Il tuo caldo sorriso e l’alba radiosa che filtra dalle persiane accostate, mi danno la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta: finalmente non proveremo più vergogna a mostrarci al mondo.

Una breve premessa a questo mio lavoro la reputo necessaria e dovuta e ringrazio il Laboratorio per avermene dato l'opportunità.
RispondiEliminaSono sposata ormai da ben 27 anni e conosco mio marito da 30 anni circa, con alti e bassi posso considerare il mio matrimonio riuscito e felice ed allora perchè scrivere di questo "tradimento"? Per due motivi: il primo per la curiosità di pormi, come autrice, nei panni, stretti o larghi, fate voi, di una situazione sentimentale completamente diversa dalla mia. Per vivere, dalla parte dell'uomo e della donna, in questo caso i "traditori", le emozioni e le sensazioni profonde e dilanianti di un'esperienza che segna la vita di un gruppo di persone perchè coinvolge in pieno anche i partner "traditi". Il secondo motivo è perchè credo che non sia una situazione molto inverosimile in quanto l'amore, esperienza stupenda ed espressione più alta ed esaltante che l'uomo possa provare, è comunque un sentimento umano e, come tale, soggetto ad un irreversibile divenire. Panta rei, diceva Eraclito, tutto scorre e per questo anche l'amore che soggiace alle più semplici ed elementari leggi di natura può finire e lasciare il posto alla stima, all'affetto, alla familiarità, se malamente idirizzato al suo esatto contrario, cioè all'odio, oppure esplodere in un nuovo ed inatteso innamoramento, come lo è stato per i miei due "stagionati" protagonisti.
Grazie per avermi letta e un caro saluto a tutti.
questo tuo lavoro e' davvero molto bello, cosi ricco di profumi e di sensazioni, riesci ad interpretare tutti i dubbi che un amore rubato comporta, ma anche quel senso di liberazione nel viverlo, superando tutte le convenzioni.
RispondiEliminaE' molto toccante anche per il fatto che si riferisce ad un amore dalle tempie grigie, vissuto in un'eta' in cui la consapevolezza lo fa vivere in tutta la sua intensita'.
E'interessante quello che leggo, altrettanto il commento dell'autrice. Apprezzo la sincerità, l'assenza di maschere e il coraggio nel descrivere un sentimento che in quanto tale esce dalle convenzioni e sfida qualcosa che già esiste.
RispondiEliminaDel resto l'amore è coraggio viaggio verso l'ignoto avventura, con tutto ciò che questo viaggio comporta, aperto a quello che la vita può farci incontrare durante il cammino.
Grazie.
Sara.
"Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va."(dal trattato SULLA NATURA attribiuto ad ERACLITO)
RispondiEliminaInizio con una frase ispirata alla citazione di Cinzia sul concetto del PANTA REI....ho amato particolamente il legame che l'autrice ha voluto fare con un concetto antico quasi quanto la cultura, e quindi quanto l'arte letteraria e l'esprimere se stessi, poichè la trovo una filosofia particolarmente efficace, quanto semplice e verosimile. Sono infinitamente grata alle tue parole, Cinzia, e al modo in cui hai voluto spiegare la nascita del tuo racconto, le motivazioni che hanno spinto la fantasia a volare in spazi sconosciuti per prendere i panni di coloro che non siamo mai stati, ma che avremmo potuto essere. E' questo lo spirito che vorrei passare a tutti i miei SOLDATI, a tutti coloro, tra voi, che si aprono ai sensi e alle parole per regalare nuovi sfondi in cui perdere la mente e l'anima, anche se per un piccolo, intenso, momento.
Sono altrettanto felice della propositiva risposta di ognuno di noi ai rocamboleschi tentativi di espressione, e della collaborazione delle MENTI ELETTE che qui presenziano, in grado di far crescere e mutare lo spazio illimitiato concesso dal blog e dal mondo sconfinato del web. Continuiamo a vivere di sentimenti, ad appassionarci, a fantasticare, ad emozionarci...e soprattutto ad esprimerlo secondo il mezzo che più ci rende liberi: la PAROLA.
un grazie infinito....
mi è piaciuto leggere il racconto, ma non mi è rimasto in testa a lungo. Un profumo estivo certo, leggero leggero ...
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