lunedì, marzo 15, 2010

LABORATORIO #2

7

"TRADIMENTI"


Riprendo l'esercizio di scrittura a Tema sul TRADIMENTO
. Dopo il sognante racconto dell'ultima pubblicazione, che Cinzia ci ha donato con tanto di impressioni dell'artista scritte attraverso il suo commento meraviglioso e coinvolgente, oggi inserisco un altro pezzo entusiasmante, che pur viaggiando su toni assolutamente diversi dall'altro, sicuramente più crudi e taglienti, affronta una storia di TADIMENTO molto particolare, che finisce con un gesto di Vendetta femminile di sapore noir.
Vi lascio nelle mani dell'arte... a presto miei giovani soldati.



"SAD LIKE A BLUES" di Deborah Macchiavelli

Chicago, anni ruggenti. Quelli del blues e del charleston, del proibizionismo e dei ganster, di Rodolfo Valentino e Al Capone, del sogno americano e degli abiti di Coco Chanel...
Chicago è una città frenetica,scintillante, in pieno sviluppo economico, ma che dietro a questo apparente benessere nasconde una natura corrotta. Il centro storico, chiamato "Loop", è stretto nella morsa della malavita italo-americana, mentre intorno ad esso si snodano periferie misere e degradanti, dove la povertà sembra essere l'unico principio regolatore.
Il razzismo e la delinquenza diventano legge, tanto che i numerosi musicisti afroamericani non riescono ad inserirsi nel tessuto sociale, mentre le forze dell'ordine e la mafia portano avanti una lotta senza quartiere.
In questa città pulsante di vita, fatta di criminalità imperante, night club, musicisti di strada e vaudeville, si racconta questa storia di odio e di vendetta. Una vicenda malinconica e triste, proprio come un blues.

Dora Colosimo, unica figlia di "Big Jim" Colosimo, gangster incontrasto di Chicago Sud, è il sogno proibito della città: il suo sguardo incendiario e i capelli corvini la rendono infatti la donna più desiderata della capitale. Qualche anno fa è stata obbligata dal padre, secondo l'usanza mafiosa del matrimonio incrociato, a sposare il primogenito della famiglia Genna, al fine di unire i due imperi. Da allora la ragazza vive in una prigione dorata dove il marito è il suo terribile aguzzino. Max, questo è il suo nome. Un malvagio a tutto tondo, un violento senza remissione, tremuto tanto nell'ambiente della malavita quanto in quello domestico: paranoico e crudele sino alla follia,non perde occasione per sfogare le sue frustrazioni sulla malcapitata sposa. Dora ha smesso, oramai da tempo, di cercare una via di fuga da questo stato di reclusione, ma non per questo di coltivare perversi sogni di vendetta...In attesa di quel giorno, la donna trascorre le sue giornate tra il Loop ed il famigerato Patch, vero e proprio quartiere dei miserabili, composto perlopiù da baraccopoli e magazzini abbandonati. Tra i vicoli bui si muovono relitti umani, cacciati e diseredati dall'opulenza del confinante centro storico; è proprio qui che prostitute,vagabondi e musicisti di strada portano avanti tra sangue e lacrime, le loro meschine esistenze. Tra questi c'è anche John King, sassofonista afroamericano in cerca di fortuna. L'uomo coltiva il sogno della musica, al momento relegato nelle spettrali vie del Patch in cui si esibisce per pochi, miseri spiccioli.
La fumeria d'oppio gestita da orientali si trova nel centro del quartiere. Qui s'incontrano persone di ogni sorta, appartenenti alle classi sociali più disparate. I cinesi servizievoli si muovono tra le mura rosso camino e le lanterne di carta, mentre riempiono discretamente le pipe dei clienti, sempre con la silenziosa sollecitudine che li contraddistingue. L'ambiente è squallido, laido, a metà tra un bordello e una casa abbandonata. Nessuno dei clienti sa bene perché si trova lì, mentre chi ne è consapevole vorrebbe dimenticarlo. La fumeria è l'intimo rifugio di Dora, un sordido luogo di evasione dove la donna tenta di sfuggire, avvelenandosi lentamente con l'oppio, all'infelicità della propria esistenza.
Avvolta dalla rassicurante morbidezza della nebbia narcotica, Dora cerca di sognare i bei vecchi tempi, ma soprattutto cerca un'idea, un'intuizione geniale che le consenta di punire il sadico marito.
L'anima in pena aspetta, stringe i denti e sopporta, in una trepidante attesa fatta di allucinazioni e sogni infranti.

Una sera percepisce il suono di un sax provenire da uno dei vicoli. Una melodia inquieta, malinconica: un blues. E' un uomo di colore che suona, un povero derelitto. La desolazione evocata da quelle note la spinge ad avvicinarsi. Gli sguardi s'incrociano brucianti, tessendo una linea invisibile interrotta solo dal fruscio delle banconote. Sedotto da un oscuro magnetismo e dal colore dei soldi, John la segue dentro la fumeria. Il cinese solerte fa per riempirle la pipa, ma stasera no. Non è qui per fumare. Lo trascina sul soppalco, in mezzo a narghilè e cuscini. Gli salta addosso e lui cede. Senza esitare, senza chiederle niente. Solo annaspando nell'odore dei suoi capelli corvini.
La cosa si ripete ogni sera, ogni giorno, come una sorta di rituale: l'uomo obbedisce passivamente, ricacciando la fame e la miseria in questo sensualissimo incantesimo. Dora non risponde alle sue domande che, mese dopo mese, si fanno sempre più incalzanti. Fino al giorno in cui John vede quegli occhi profondi come pozzi diventare asettico vetro. Di colpo Dora si alza e scappa fuori, raggiunta repentinamente dall'uomo. Solo allora il malcapitato vede la canna della pistola, così fulgida sotto la luce dei lampioni. John continua a non capire, ma ormai è troppo tardi. La pallottola arriva, pesante e veloce come una locomotiva, conficcandosi giù, nella carne, lì dove fa più male.

Passano i giorni, le settimane, i mesi: nove, per essere precisi. Dora è al Chicago Hospital e sta per avere un bambino. Max pretende che il primogenito sia un maschio, il nuovo delfino che, un giorno, erediterà il suo grande impero. Ma quela che si trova a stringere tra le braccia è solo una "sporca negra", figlia di un tagliente triangolo costruito sul desiderio di vendetta. Istintivamente estrae la pistola e corre verso la camera della moglie. Dora lo sta aspettando, con un sorrisetto sadico stampato sulla faccia. Lo guarda soddisfatta, ironica, appagata dal dolce sapore della rivalsa. L'uomo non fa domande, non chiede spiegazioni. Le spara in faccia e basta. Perché, forse, l'onore e il rispetto sono davvero gli unici valori che regolano le nostre meschine esistenze.
La donna muore sul colpo con quel ghigno grottesco stampato sulla faccia, mentre in lontananza le sirene della polizia avanzano verso l'ospedale. Max Genna viene così arrestato per omicidio volontario, mentre la bimba finirà in qualche orfanotrofio di Chicago.

La canzone che chiude questa storia è una ninna-nanna. Dolce, triste e malinconica. Proprio come un blues.

7 commenti:

  1. Ho appena finito di leggere. Una storia senza mezzi termini, diretta come la cruda realtà, che offre uno spaccato vivido degl anni del proibizionismo americano. Brava l'autice a ricreare quell'atmosfera feroce e densa di contraddizioni. Bello vendicativo e triste il finale, ma consono al dipanarsi della stessa trama. Brava!

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  2. E'una storia cruda e affascinante, intensa. Mi sono immersa in pochi minuti in uno spaccato di vita lontano dal mio...è questa la magia che nasce da un buono scritto.

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  3. Vi ringrazio molto. L'idea è nata dall'ennesima visione di "C'era una volta in America" del grande Sergio Leone, nello specifico dalla scena iniziale che mostra un allucinato Noodles in una fumeria d'oppio. Prima di cominciare a scrivere mi sono documentata sulla piantina di Chicago (il Loop e il Patch sono quartieri realmente esistenti), lo stesso ho fatto per alcuni dei personaggi (Big Jim Colosimo è stato il "predecessore" di Al Capone). Devo ammettere che non sono soddisfattissima della prosa, essendo un racconto di qualche anno fa. Mi fa piacere che lo abbiate apprezzato comunque...
    Mile le tue foto sono superbe!

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  4. Si DEBORAH io conosco molto bene CHICAGO , e' la citta al mondo che preferisco, hai scelto lo sfondo ideale per il tuo raccondo, diretto,crudo, come piace a me.
    Grazie di averlo condiviso con noi, e' splendido

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  5. una storia precisa, efficace e tagliente raccontata con una prosa semplice e scorrevole: godibile.
    Bel blues debby, brava come sempre.

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  6. Immaginavo che il vecchio Sergio Leone, nella sua pellicola più superba (a mio parere), avesse messo lo zampino nella tua testolina sempre in fermento e desiderosa di costruire segrete tresche deliranti, immerse fino al collo nella melma storica di una città, e di un periodo storico, di tutto "non" rispetto!
    Come al solito mi hai stupita, incantata e rapita, per lanciarmi giù dal dirupo della fantasia e schiacciarmi le ossa sulla terra battuta e sporca di una verità effimera che però puzza di alcool e denso fumo allucinogeno.
    Divinamente straziante!

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  7. Di questa magnifica storia non mi stanco mai. E non aggiungo altro.

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