lunedì, marzo 08, 2010

ALLE DONNE

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EMOZIONI AL FEMMINILE


Oggi è un giorno diverso, per quanto identico a tutti gli altri, forse più freddo, forse più grigio, forse più triste, nonostante siano in molte a festeggiarlo superficialmente come fosse l'unico momento possibile per sentirsi fiere di essere DONNE!
Oggi è un giorno che passa silenzioso con gli anni di storia che si trascina dietro, tra il colore giallo di una mimosa donata, e la malinconia di cuori spezzati per una lotta di resurrezione che forse nel nuovo millennio ha dato i suoi frutti... anche se non sempre è semplice capire se in senso positivo o meno.
Oggi ho deciso di fermare per un po' ogni polemica, ogni scontro letterario, ogni esercizio di scrittura, ed ogni tentativo di creazione, per regalare a i miei lettori, e soprattutto ai miei autori, un bellissimo pezzo di VENDETTA e RIVALSA di una Donna solo immaginata, ma che incarna forse la situazione di molte altre che, al contrario di lei, subiscono la violenza e non vincono mai contro di essa. L'autrice che ci regala questo bellissimo spaccato di prosa sublime è una persona oramai navigata nell'ambito letterario, una persona che da anni sfiora la grazia delle emozioni con le sue parole meravigliose dettate da una capacità narrativa che da tempo non ritrovavo in nessun pezzo inedito.
Godete con me di questo dono che lei ci ha fatto, e sorgete, donne, sguainando le lame nascoste tra le stoffe sgargianti dei vostri imbellettati abiti, per lottare ancora, per lottare sicure, e per accaparrarvi una VITTORIA che ci spetta oramai da troppo tempo.

...a presto miei soldati, tra non molto nasceranno nuove iniziative per il Laboratorio che vedranno innovazioni di Temi e Generi Letterari attraverso i quali dare ancora sfogo alla fantasia.
Non mancate.....



"C’era una volta…" di CINZIA BALDINI

“C’era una volta una bellissima principessa. Aveva folte ciglia scure che incastonavano la preziosità degli occhi colore degli abissi marini. Tra i lunghi capelli, lucenti come il grano maturo, aveva intrecciato piccoli fiori coloratissimi e profumati. La veste, intessuta di perle e fili di seta, gonfiata da una brezza leggera, abbozzava appena le forme acerbe del suo giovane corpo. Spensierata, in quel mondo di fiaba, la giovane principessa viveva felice e, innamorata dell’amore, fantasticava l’arrivo del principe azzurro…

C’era una volta…” le ripeteva ossessivamente il cervello, mentre ripiegata in posizione fetale tentava di proteggere l’esile corpo dalla furia inaudita di un essere che di umano non aveva più neanche l’aspetto.

“…Lo avrebbe riconosciuto dal canto d’amore intonato dal suo cuore mentre la penetrante fragranza delle viole e della lavanda, avrebbe accompagnato i loro passi, chicchi colmi e maturi di uva dorata, dissetato la loro arsura e la verde e soffice coltre dei campi sotto ai loro corpi nudi e accaldati, sarebbe stata la tacita testimone dell’avverarsi di un sogno”.

La donna si riscuote, siede in terra poggiando la schiena allo stipite della porta di legno chiaro e cerca di rilassarsi, massaggiandosi le tempie con le mani. Trasale, però, quando incautamente si sfiora uno zigomo. Un dolore lancinante l’artiglia mentre sotto ai polpastrelli delle dita la pelle brucia gonfia e febbricitante.

“C’era una volta un leprotto grigio che, nascosto tra l’edera e i ciclamini, osservava timoroso e incuriosito le scaramucce giocose di due innamorati. Il tempo fluiva lento e sonnacchioso, impigliato tra le fronde rigogliose degli alberi del bosco incantato, finché… L’idilliaca serenità del luogo è, bruscamente, violata da un sibilo basso e sordo. Una freccia assassina squarcia il piccolo cuore dell’animale che con un ultimo disperato sussulto si ferma per sempre e la vacua fissità della morte si sostituisce, nelle iridi innocenti, ai riflessi dorati dei raggi del sole”.

Un senso di vertigine la riporta al presente. La donna sbarra gli occhi e faticosamente cerca di mettere a fuoco le immagini che danzano davanti alle sue pupille dilatate dal terrore. Non si trova, al sicuro, tra le massicce mura del castello fatato, ma nello spartano e misero monolocale che costituisce la sua casa. Lo osserva stupita, come lo vedesse per la prima volta. Per quanto tempo è rimasta priva di sensi? Un minuto, un’ora? Un giorno forse? L’aria viziata dall’odore delle sigarette di cui sono impregnati i mobili le pizzica il naso. Nella penombra della sera, le tende penzolano lugubri, come funerei fantasmi, sui vetri opachi delle finestre. Tutto è in disordine, sembra che un tornado abbia scaricato la sua furia primitiva e selvaggia in quella stanza.

Finito il minuzioso esame un gemito convulso esce dalle pallide labbra, screpolate e riarse. Facendo appello a tutte le sue forze per non urlare dal dolore che, impietoso, le martella ogni parte del corpo, la donna cerca di sgranchire i muscoli intorpiditi. Prova a rialzarsi ma vacilla incerta sulle gambe. Per non cadere si aggrappa allo spigolo del tavolo in attesa che il lancinante capogiro svanisca e quando, finalmente, con un sospiro, riconquista la posizione eretta avanza con cautela di un passo, poi, si ferma di nuovo per riprendere fiato.

“C’era una volta una fanciulla ingenua e innamorata trasformata, dall’incantesimo di un mago malvagio, in una giovane lepre grigia. L’animale, perseguitato dai dardi crudeli di un cacciatore sanguinario, è costretto, per sopravvivere, ad una eterna fuga e…”.

«C’è solo un modo per porre fine alla maledizione» urla con rabbia, al silenzio che la circonda.

Aveva conosciuto quell’uomo in un’afosa e accecante giornata estiva. Lei in bicicletta, sulla strada non asfaltata, tornava dal mare, lui a bordo di una lucida macchina sportiva si era smarrito. Indossava un costoso abito alla moda e scarpe firmate, era splendido e seducente come il sole di primavera. Quando con voce carezzevole e suadente, sicuro di sé, le aveva promesso aurore rosate, tramonti di fuoco, collane di stelle e notti interminabili di passione, lei, la bella principessa, con la brezza salmastra che le carezzava le spalle, gli aveva creduto. Aveva riempito una valigia di sogni e speranze e come una falena attratta dalla luce di una lampada, senza voltarsi indietro, aveva seguito, il principe azzurro, la sua personale chimera.

La nuova vita l’accoglie piena di specchi e lustrini, di luci ammiccanti e colori sgargianti ma il tempo, che non è galantuomo, ben presto la disillude e, impietoso, le mostra la cruda realtà.

Profondamente amareggiata, delusa, confusa e stordita, conosce la mortificazione del corpo e l’umiliazione della mente, ingoia il sapore acre della polvere e respira il fetore putrido della bestialità e dell’ignoranza.

«C’era una volta!» si incoraggia mentre sente, i passi di suo marito, avanzare strascicati e incerti sul pavimento. Vorrebbe sprofondare sotto terra quando la porta si spalanca con violenza e un lezzo di alcool, sudore e umori irranciditi invade il piccolo locale.

La donna trattiene il conato di vomito che le sale alla gola, inspira profondamente e, per la prima volta, dopo tanto tempo, si sente tranquilla. La paura non gli attanaglia più lo stomaco in una morsa d’acciaio, né le scorre nelle vene in gelidi gorghi di ghiaccio. Ha deciso e, forte della sua convinzione, lotterà per garantire un futuro migliore alla nuova vita che è germogliata nel suo grembo. A quel figlio, concepito da una violenza, offrirà il suo estremo atto d’amore.

Finge di dormire anche se i suoi muscoli sono guizzanti sotto la pelle ferita e i nervi tesi fino allo spasimo. Lui è ubriaco e la cercherà, si avvicinerà insolente e al suo ennesimo rifiuto…

“C’era una volta… e questa sarà una favola a lieto fine perché è la nostra favola, cucciolo mio!” pensa con tenerezza, mentre l’uomo, senza riguardo, si getta pesantemente a sedere sul letto e inizia a sfilarsi i pantaloni. L’alito è caldo e pesante quando si china sul suo collo a sussurrarle oscenità perverse, sicuro di averla in pugno, certo della sua sottomissione. Lei si volta e lo guarda in silenzio. I suoi occhi carichi di odio lo trafiggono. È bellissima, un piccolo angelo scivolato all’inferno, come testimoniano gli arabeschi violacei che si allargano sul suo zigomo e il labbro tumefatto, simile ad una rosa precocemente appassita e striata da piccole venature di sangue rappreso. Lui ne incrocia lo sguardo e un ricordo riemerge a fatica nella mente offuscata dall’alcool, ma è solo un momento. Scrolla la testa ricacciandolo indietro ed un ghigno malvagio gorgoglia dalla sua gola mentre fili di bava e di lussuria escono dalla sua bocca spalancata.

Al respiro ansimante dell’uomo, che con arroganza, cerca quel corpo fragile e indifeso, rannicchiato nel letto, segue un lampo, una vivida saetta, che si stempera nella luce opalescente con cui la luna, filtrando dalle persiane, ha ammantato ogni cosa. A seguire, in rapida successione, altri quattro colpi di pistola raggiungono il loro obiettivo. L’uomo sobbalza e alza la testa mentre uno stupore incredulo gli si disegna sui lineamenti aggrottati del volto poi, quando la morte ne distende le membra nell’immobilità della sua pace, crolla inerte sopra la donna.

Lei, con uno scatto, si libera del disgustoso fardello e mentre la sua voce, dolce e sommessa ripete, come in una ninna nanna: «C’era una volta…» la sua mano corre a sfiorare il ventre rigonfio in una carezza colma d’amore.




5 commenti:

  1. Posso solo augurarmi che ogni povero essere in difeso caduto in simili trapole, possa rivalersi un giorno del proprio carnefice con tanta decisione e tanta violenza.
    Grazie Cinzia....è bellissimo averti con noi, è bellissimo che tu sostenga questo esercito di soldati bisognosi di esprimersi e di gridare come la nostra eroina!

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  2. Sono io che mi trovo a ringraziare voi per la splendida accoglienza e le generose parole con cui avete presentato il mio lavoro.
    E dopo i ringraziamenti non dovuti ma sentiti, un piccolo commento su questa particolare giornata. Spero che l'8 marzo non sia solo un evento commerciale da festeggiare in ristoranti e pizzerie ma che sia anche un momento di riflessione per tutte le donne perchè siamo forti e ce la possiamo fare a farci rispettare nella nostra individualità, nella nostra personalità e soprattutto nel nostro corpo. Guai a chi crede di trattarci come oggetti, abbiamo un cervello e lo sappiamo usare, alcune volte anche meglio degli uomini, prendiamone coscienza una volta per tutte e solo così potremmo essere libere, femminili e orgogliose di noi stesse.
    Un caro saluto a tutti.

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  3. Eccellente precisazione, eccellente consiglio a tutte coloro che non pensano mai al motivo...o magari non lo ricordano...addirittura non lo sanno....eccellente il fatto che tu sia qui con noi...spero presto di poter "sfruttare" altri racconti da inserire tra le pagine di questo spezio libero alle idee di chi vuole esprimere, libero alle mani di chi vuol toccare....libero di esistere.
    grazie cinzia

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  4. toccante, una piccola perla di racconto.
    un abbraccio a tutte le "nostre" donne, siete fantastiche.

    "E' stato un tempo il mondo giovane e forte,
    odorante di sangue fertile,
    rigoglioso di lotte, moltitudini,
    splendeva pretendeva molto...
    Famiglie donne incinte, sfregamenti,
    facce gambe pance braccia...

    Dimora della carne, riserva di calore,
    sapore e familiare odore...
    E' cavità di donna che crea il mondo,
    veglia sul tempo lo protegge...
    [...]
    "
    CSI - del mondo

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  5. grazie Bill lee....ci regali la tua sensibilità di uomo mettendo a disposizione parole che suscitano in te sapori di donne amate drasticamente, passionalmente....infinitamente.
    ...sempre fieri di essere tutti qui, comprensivi, vincenti, insieme....

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