"LIBERTA' DI ESSERE LIBERI"
Senza troppi preamboli, nè estetismi inutili, riprendo il Laboratorio a tema dopo una lunga settimana di immobilismo cosmico dovuto ad incidenze satellitari mai viste prima, che hanno portato non pochi impedimenti alla vostra qui presente Coordinatrice, nonchè Musa, nonchè Generalessa di un esercito sempre più agguerrito, a ritirarsi nelle retrovie e riflettere sul presente che incombeva pressando.
Adesso, però, proviamo a ricominciare come al solito, sempre pieni di idee, felici di non esserci abbandonati, e forti come al solito della nostra arma più potente: LA PAROLA!
Ho decso di dedicare lo spazio a Tema di oggi a due autori che, già da alcuni mesi, mi hanno inviato dei brevi pezzi poetici riguardo il concetto di ESSERE LIBERI, o VOLERSI LIBERARE DALLE PROPRIE CATENE, decidendo di riprendere il nostro lavoro attraverso i loro scritti meravigliosi che, per quanto parti di un puzzle da completare, si caricano di un potere devastante al limite dell'allucinatorio e ci permettono di lasciar vagare il pensiero lontano dalla crudele realtà, fino ad insinuarsi in oscure spire di desiderio, passione e potere dell'elevazione.
Buona Lettura.....e tenete duro miei Preparatissimi Soldati, presto avremo in evidenza il prossimo Tema da Laboratorio, che non lascerà troppo spazio alla verità, ma vi costringerà a rimestare nelle profondità del vostro io più Messianico!
"CON ALI D'ACCIAIO" di Deborah Macchiavelli
"Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene"
Rosa Luxemburg
Tu.
Sei tu il bastardo che non mi ha fatto gridare. Ho sentito la tua mano pronta soffocarmi. A strangolare l’intento di certe mie parole, quelle urlate contro Dio e contro il cielo, quelle che come l’audace Icaro avrebbero voluto volare fino al sole.
Le false libertà da te professate sono come gli artigli di un’aquila che ghermisce feroce, catturando tradizioni e divorando Giustizia, spacciando quest’odiosa tirannide per sublime piacere.
E l’aquila imperiale vola di luogo in luogo, con la violenza di un sicario evaso di prigione, come quel tempo in cui gli aerei affollavano il cielo per poi fermarsi qui, a un passo dal nulla, in quel posto che sta tra il sonno e la veglia.
La vedremo giungere col suo fare condottiero, quello dell’oscurantismo e della superstizione, per poi lasciarci a terra, stremati, in silenzio. Ammassando i cadaveri delle nostre idee, nutrendosi smaniosa di questa penetrante solitudine.
Allora potremo inginocchiarci di fronte alla morsa fatale, a quei velenosi sproloqui addolciti da orpelli e inebrianti profumi, strisciando a terra verso la tana come animali. Senza più lacrime, senza più cuore.
Ma ancor prima che inizi la rovinosa discesa, tappatevi le orecchie e abbiate la forza di gridare. Un urlo squarcerà il velo che ottunde la realtà, spezzando le catene che imprigionano il pensiero.
Povero Icaro, che nel sole hai cercato la salvezza, votato al cielo e senza guardare il mondo, fosti tradito dalle tue ali di cera, frutto del multiforme ingegno. Così, ogniqualvolta si creda di volare, chi sorveglia le nostre ali dobbiamo controllare. Contro la rapacità di chi sta in alto. Contro il servilismo di chi soggiace.
"LA TERRA PROMESSA" di Luigi Giuda
SALOME' era esausta, stanca di danzare per il suo padre-padrone, stanca di coprire i suoi lunghi, neri capelli, increspati come le onde violentate dalla prua di quel lercio natante che rappresentava la LIBERTA'.
Bella come una perla nera, rara come l'ambra d'oriente, sia pur coperta da poveri stracci , mostrava
la sua composta nobilta', le lunghe mani incrociate stringevano le ginocchia, trattenendo le lunghe,tornite coscie verso il corpo, seduta su quelle assi maleodoranti di legno marcio.
Molti erano gli uomini su quella barca, ammassati uno sull'altro come fossero bestie, ma nessuno di essi coglieva l'avvenenza della giovane donna con lo sguardo, troppo impegnato a scrutare l'orizzonte alla ricerca dell'agognata meta.
Ma la femminilita' di SALOME' non fu' offesa, il solo fatto di essere in viaggio verso una vita nuova, di sentire la brezza che le accarezzava i lineamenti per troppo tempo nascosti dallo scelerato burca,le dava gioia.
Quella stessa brezza si insinuava tra i suoi riccioli che leggeri si libravano nell'aria fresca della sera.
Quando approdarono su una brulla isola in mezzo al mare , ella si sentì pervasa da una imporvvisa serenita', come non lo era mai stata.
Ora capiva il senso della liberta', ora sentiva che le sue catene si erano spezzate.
SALOME' non conosceva il suo futuro mentre i suoi piedi nudi assaggiavano l'umida sabbia, ma sapeva quale era l'orrendo passato dal quale era fuggita, nulla poteva essere peggiore di quell'inferno!
Forse era lo stesso pensiero che aveva sfiorato le menti di quelle donne ,giunte sulla stessa spiaggia prima di lei, con gli occhi allora sparuti.... oggi quasi spenti.
Oggi, che una novella schaivitu' le spinge a vendere la propria intimita' per le strade di quella tanto desiderata terra promessa!

