martedì, maggio 18, 2010

LABORATORIO #3

8

"LIBERTA' DI ESSERE LIBERI"

Senza troppi preamboli, nè estetismi inutili, riprendo il Laboratorio a tema dopo una lunga settimana di immobilismo cosmico dovuto ad incidenze satellitari mai viste prima, che hanno portato non pochi impedimenti alla vostra qui presente Coordinatrice, nonchè Musa, nonchè Generalessa di un esercito sempre più agguerrito, a ritirarsi nelle retrovie e riflettere sul presente che incombeva pressando.
Adesso, però, proviamo a ricominciare come al solito, sempre pieni di idee, felici di non esserci abbandonati, e forti come al solito della nostra arma più potente: LA PAROLA!

Ho decso di dedicare lo spazio a Tema di oggi a due autori che, già da alcuni mesi, mi hanno inviato dei brevi pezzi poetici riguardo il concetto di ESSERE LIBERI, o VOLERSI LIBERARE DALLE PROPRIE CATENE, decidendo di riprendere il nostro lavoro attraverso i loro scritti meravigliosi che, per quanto parti di un puzzle da completare, si caricano di un potere devastante al limite dell'allucinatorio e ci permettono di lasciar vagare il pensiero lontano dalla crudele realtà, fino ad insinuarsi in oscure spire di desiderio, passione e potere dell'elevazione.

Buona Lettura.....e tenete duro miei Preparatissimi Soldati, presto avremo in evidenza il prossimo Tema da Laboratorio, che non lascerà troppo spazio alla verità, ma vi costringerà a rimestare nelle profondità del vostro io più Messianico!




"CON ALI D'ACCIAIO" di Deborah Macchiavelli


"Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene"
Rosa Luxemburg


Tu.

Sei tu il bastardo che non mi ha fatto gridare. Ho sentito la tua mano pronta soffocarmi. A strangolare l’intento di certe mie parole, quelle urlate contro Dio e contro il cielo, quelle che come l’audace Icaro avrebbero voluto volare fino al sole.

Le false libertà da te professate sono come gli artigli di un’aquila che ghermisce feroce, catturando tradizioni e divorando Giustizia, spacciando quest’odiosa tirannide per sublime piacere.

E l’aquila imperiale vola di luogo in luogo, con la violenza di un sicario evaso di prigione, come quel tempo in cui gli aerei affollavano il cielo per poi fermarsi qui, a un passo dal nulla, in quel posto che sta tra il sonno e la veglia.

La vedremo giungere col suo fare condottiero, quello dell’oscurantismo e della superstizione, per poi lasciarci a terra, stremati, in silenzio. Ammassando i cadaveri delle nostre idee, nutrendosi smaniosa di questa penetrante solitudine.

Allora potremo inginocchiarci di fronte alla morsa fatale, a quei velenosi sproloqui addolciti da orpelli e inebrianti profumi, strisciando a terra verso la tana come animali. Senza più lacrime, senza più cuore.

Ma ancor prima che inizi la rovinosa discesa, tappatevi le orecchie e abbiate la forza di gridare. Un urlo squarcerà il velo che ottunde la realtà, spezzando le catene che imprigionano il pensiero.

Povero Icaro, che nel sole hai cercato la salvezza, votato al cielo e senza guardare il mondo, fosti tradito dalle tue ali di cera, frutto del multiforme ingegno. Così, ogniqualvolta si creda di volare, chi sorveglia le nostre ali dobbiamo controllare. Contro la rapacità di chi sta in alto. Contro il servilismo di chi soggiace.





"LA TERRA PROMESSA" di Luigi Giuda



Aveva strappato i sette veli, che mortificavano la sua bellezza.

SALOME' era esausta, stanca di danzare per il suo padre-padrone, stanca di coprire i suoi lunghi, neri capelli, increspati come le onde violentate dalla prua di quel lercio natante che rappresentava la LIBERTA'.
Bella come una perla nera, rara come l'ambra d'oriente, sia pur coperta da poveri stracci , mostrava
la sua composta nobilta', le lunghe mani incrociate stringevano le ginocchia, trattenendo le lunghe,tornite coscie verso il corpo, seduta su quelle assi maleodoranti di legno marcio.
Molti erano gli uomini su quella barca, ammassati uno sull'altro come fossero bestie, ma nessuno di essi coglieva l'avvenenza della giovane donna con lo sguardo, troppo impegnato a scrutare l'orizzonte alla ricerca dell'agognata meta.
Ma la femminilita' di SALOME' non fu' offesa, il solo fatto di essere in viaggio verso una vita nuova, di sentire la brezza che le accarezzava i lineamenti per troppo tempo nascosti dallo scelerato burca,le dava gioia.
Quella stessa brezza si insinuava tra i suoi riccioli che leggeri si libravano nell'aria fresca della sera.
Quando approdarono su una brulla isola in mezzo al mare , ella si sentì pervasa da una imporvvisa serenita', come non lo era mai stata.
Ora capiva il senso della liberta', ora sentiva che le sue catene si erano spezzate.
SALOME' non conosceva il suo futuro mentre i suoi piedi nudi assaggiavano l'umida sabbia, ma sapeva quale era l'orrendo passato dal quale era fuggita, nulla poteva essere peggiore di quell'inferno!
Forse era lo stesso pensiero che aveva sfiorato le menti di quelle donne ,giunte sulla stessa spiaggia prima di lei, con gli occhi allora sparuti.... oggi quasi spenti.
Oggi, che una novella schaivitu' le spinge a vendere la propria intimita' per le strade di quella tanto desiderata terra promessa!



giovedì, maggio 06, 2010

LABORATORIO #3

4

"LIBERTA' DI ESSERE LIBERI"




Appena tornata da una fantastica fuga nella CAPITALE, dove, come avevo esageratamete accennato, mi sono recata sia per un pò di sana vacanza all'insegna dell'antichità, sia per parlare del futuro del nostro Sudatissimo Lavoro all'interno del Laboratorio di scrittura, vi ringrazio per le adesioni, per la pazienza e per i complimenti, e non mi dilungo oltre prima di presentare un altro Stupefacente racconto legato al tema della Libertà!!!!
L'Autrice ci porterà in una dimensione diversa da quella che siamo stati abituati a percepire fino ad adesso dalla sua arte, e tenterà di leggere il significato del "LIBERARSI" attraverso un punto di vista forse distante da quello di molti di noi, ma così vicino alla realtà della maggior parte delle persone che attraversano un percorso e ne tirano le somme.

Buona, affascinante, lettura miei SOLDATI della PENNA...e non lasciate mai il percorso che abbiamo deciso di affrontare insieme, perchè le novità le proposte e le sorprese non mancheranno!!




"PASSATO E FUTURO" di Marianna Novara

Viverti addosso. È quello che ho fatto negli ultimi trenta anni. Al primo sguardo, al primo incontro, ho inteso che non c’eri che tu nella mia vita, che tu saresti stato la mia vita. E tutto quello che avevo programmato, nella fervida immaginazione di ragazza inesperta, si è volatilizzato come certi sogni belli che svaniscono al risveglio. Ho svoltato l’angolo, tra lo sguardo incredulo dei miei, che ben altro avrebbero voluto per me (ma si sa, i genitori vogliono il meglio ecc ecc e tutte quelle panzane che si tramandano di generazione in generazione). Divenni perfetta padrona di casa, in attesa di una telefonata, di un incontro, della fatidica domanda cruciale che è il sogno che in ogni donna alberga, fin dalla notte dei tempi, perché così ci ha inculcato una società fossilizzata da millenni di potere maschile . Ma tu eri l’uomo importante, pieno di impegni e quando dopo tempo me lo hai chiesto, è stato come concedermi un favore. Mi sono avvolta in una nube di tulle bianco e sentita importante al tuo fianco, per essere alla tua altezza e non deluderti mai. Così svolazzando come una libellula ti ho promesso me stessa, nel bene e nel male, finché morte non ci separi. Ho addobbato casa, cucito tende colorate e tappezzato pareti di cuori. Che importava quello che avrei potuto o voluto fare, c’eri tu a provvedere a me, io dovevo solo aspettarti ed essere al tuo fianco sempre e comunque. Poi sono nati i figli che hanno fagocitato altro tempo e non c’era più spazio per leggere un libro o prendere i colori e abbozzare una tela. Giorni interminabili di quotidiane commissioni, notti di veglia dietro il pianto dei pargoli, perché tu avevi riunioni importanti l’indomani e dovevi riposare …

Pian piano i miei capelli si sono ingrigiti, senza sapere come e ho visto il mio corpo mutarsi in un agglomerato di cibo in luogo di carezze. Non hai mai capito, quando ti chiedevo uno spazio per me, non comprendevi nemmeno la voglia di fare qualcosa di diverso dall’essere madre e moglie. Avevo il mio angolo, le vacanze ogni anno al solito posto e nel solito periodo, mentre avrei voluto prendere uno zaino ed esplorare luoghi diversi senza orari ed itinerari, senza la zavorra del mio piccolo mondo. Poi quei figli sono cresciuti, scrollandosi di dosso la mia ossessiva presenza e la tua fredda indifferenza, se ne sono andati, e se ho pianto, sentendomi strappare una parte di cuore, un ghigno di soddisfazione, nascosto bene dentro di me, mi ha persuaso della loro legittima voglia di libertà.

Libertà … un termine che non mi appartiene, per scelta antica o per casualità del destino. Adesso che siamo soli e che non lavori, giri per casa senza saper cosa fare, oltre che leggere un giornale o guardare la televisione. Cerchi un approccio intellettuale, un opinione che non hai mai chiesto. Non hai dove andare, tutti gli amici che hai rinnegato, si sono persi nella notte dei tempi e vivi di qualche telefonata che ti riporta al tuo mondo, dove non c’è mai stato posto per me.

Hai cominciato a criticare l’organizzazione delle mie giornate e perfino il cibo che prima ti andava bene, adesso è tutto da rivedere, nei passaggi culinari e negli ingredienti giusti. Sei riuscito a far salire un livore dal fondo che certe volte vorrei farti scomparire e tappare quella bocca pronta a puntualizzare tutto …

Ho una tale rabbia dentro che mi sembra di esplodere, che si calma vedendoti per quello che sei, un uomo invecchiato male e senza energie, che si aggrappa all’unica persona alla quale, secoli fa, ha concesso un privilegio. Io ho ripreso i vecchi libri, un Kafka impolverato e le poesie di Emily Dickinson, faccio lunghe passeggiate da sola al parco, ho conosciuto persone simili a me con cui chiacchiero piacevolmente e di cui ti taccio l’esistenza. Voglio i miei piccoli segreti … per rivalsa, o per riprendermi quel che rimane di me. Respiro una profonda gioia nel girare per mercati e ridere delle battute allegre degli ambulanti.

Ho trovato un lavoro, accudire una anziana signora nell’ultima parte della sua malattia. Prendermi cura di lei mi fa star bene, come una seduta in un centro benessere, e quando te l’ho comunicato, semplicemente, ho ascoltato il tuo silenzio : sapessi come mi sono sentita leggera e perfida!

Adesso che si avvicina il solito periodo, il solito alberghetto vicino al lago, ti vedo agitarti desideroso di partire, come se questo potesse cambiare le cose … non sai cosa ti aspetta, caro, mi sono prenotata (da sola) una crociera lussuosa per visitare quei luoghi che sempre ho sognato di vedere, lungo le coste del mediterraneo, e ballerò e canterò tornando un po’ fanciulla e un po’ attempata. Sul lago andrai da solo, goditi la tua libertà , e se non vorrai tornare, non darti pena, capirò …