
"LIBERTA' DI ESSERE LIBERI"
Torno raggiante, piena di innovazione e luminosità nei confronti del grande lavoro che stiamo portando avanti attraverso questo LABORATORIO di SCRITTURA a trecentosessanta gradi.
Assolutamente fiera del pezzo che vorrei proporvi, non mi sento in dovere di sproloquiare ulteriormente, e lascio che siate voi, miei favolosi soldati, a sentire la bellezza di queste immagini e comprendere la visione del nostro Autore.
Aggiungo soltanto che questo modo di provare, immaginare ed esprimere Libertà, ha una dimensione tutta sua, che si discosta dalle idee che abbiamo letto fino ad ora.
Buon divertimento miei prodi...a presto.
"UNA SERA DI PRIMAVERA DUE VIAGGIATORI..." di Marco (Bill Lee)Pocci
Sono una bestia dal pelo rosso, fulvo, astuta per natura e diffidente, a ragione, verso quegli strani animali glabri. Alti, lunghi e goffi. Il mio regno è fatto di notte delicata, di profumi precisi, a volte dolci, altre invece speziati o sgardevoli o ingombranti. Le mie strade sono tracciate ed illuminate dalla danza delle lucciole.
Io sono Volpe, LIBERA e SOLA.
Quella sera, che di poco precedeva l'esplosione della primavera, masticavo distrattamente una foglia di giglio per pulirmi la bocca dalla cena appena consumata ai danni di quella che i lunghi chiamano gallina, trottando a velocità costante, protetta dall'oscurità, lungo il ciglio di una strada deserta. Sapevo che non lontano si trovava una tana di uomo dove questi si riunivano in branco, e che, a quell'ora della notte, sarebbero ormai andati via tutti. Dopo il loro passaggio ci sarebbe stato un vero e proprio buffet di delicatezze:la conclusione ideale per questa splendida notte di luna chiara. Cioccolato e pezzetti di frutta. Forse biscotti e, con un po' di fortuna, qualche lungo avrebe dimenticato uno di quei contenitori di liquido giallo che chiamano birra.
Avvicinandomi però, prima lievemente, poi sempre più forte, udii l'inconfondibile suono di due alti che comunicavano tra loro con quello strano linguaggio modulato, fatto di schiocchi di lingua e grattar di gola.
Nell'aria c'era un odore strano che mai prima di quella sera aveva sentito, speziato e caldo, simile all'aroma dell'erba tagliata dal contadino per poi bruciarla.
Sarà che a mano a mano che mi avvicinavo cominciava a girarmi la testa, ma iniziai a sentire i passi sul ciglio erboso sempre più leggeri, oppure per la curiosità che da sempre mi è condanna, fatto stà che avanzai verso quel brusio umano e verso quel particolare odore sconosciuto.
Con cautela sporsi la sommità del muso sormontato dal naso nero, oltre l'erba alta. Tra me e la tana degli alti c'era solamente un nastro di terra nera ed il limitare del ciglio che nascondeva ancora il mio corpo rosso.
Era strano quello che percepivo, troppo singolare per potermi dedicare tranquillamente alla mera ricerca dell'ultimo spuntino notturno.
Davanti a me c'erano un maschio e una femmina seduti uno di fronte all'altro che parlavano, continuamente. Senza mai sovrapporre i suoni, producevano una melodia costante ed ipnotica.
Di tanto in tanto si zittivano e si passavano un oggetto di forma tubolare che fumava, chiaramente la fonte di quell'odore che mi aveva reso le zampe leggere. Ci appoggiavano la bocca, la staccavano e si divertivano a fare grandi nubi di fumo bianco. Poi se lo ripassavano e ricominciavano a parlare, di volta in volta con nuovi registri. Ne fui affascinata. Sentivo che quelle creature, diversamente dalla loro specie, vibravano, in armonia con il mondo. Quel continuo suono era dolce, completo, costante. Tanto che non mi resi conto che ormai ero uscita allo scoperto, il naso verso l'alto,a non più di quattro dalzi da loro.
Il maschio era in piedi di fronte a me, la femmina, in silenzio, mi guardava. Aveva gli occhi marroni e grandi, profondi, occhi che avevo visto alle mie sorelle, ai miei fratelli.
L'uomo mi sussurrava qualcosa, guardai ance lui. Non c'era paura e nemmeno tensione, solamente un dolcissmo stupore.
Mi avvicinai ancora un po'. Lui non si mosse, ma vedevo che guardava il mio corpo leggendomi l'incedere, consapevole che stavo facendo lo stesso. Arrivai ad un balzo da lui. Due da lei. Volevo imprimere il loro odore dentro, in quella memoria incancellabile che primordialmente è il bene più prezioso della mia razza.
Allungò quindi una mano verso di me, piano. Io drizzai le orecchie, digrignai il naso, con la coda rilassata, in quello che tra noi volpi è un saluto, e scomparii nel buio.
Non li abbandonai però, perchè ancora bramavo delle risposte, o delle conferme, perché, lo ammetto, mi piacevano quei lunghi, mi piaceva il loro canto. Il loro profumo.
Li seguii. Rimasero lì ancora a lungo prolungando quel coro rituale. Ogni tanto si toccavano o si accarezzavano. Si leccavano teneramente. Poi, insieme, si diressero fino ad una piccola macchina rossa, la misero in moto e se ne andarono. In un istante di terrore pensai che li avrei persi per sempre e nel panico cominciai a corrergli dietro, attraverso la foresta, senza perdere mai di vista il sentiero nero che si snodava sotto quella scatola rumorosa e puzzolente che conteneva i miei umani.
Pensai varie volte che li avrei persi fino a che, con mia sorpresa, si fermarono accanto ad una vecchia e grande tana d'uomo abbandonata. Salirono sul tetto e, avvolti in un grosso panno e stretti per tenersi caldi, rimasero in silenzio questa volta, ad attendere l'alba.
Quando il sole fu sorto completamente fecero l'amore, e ricordo che pensai che mi sarebbe piaciuto leccare i loro cuccioli.
Quando si addormentarono mi avvicinai e li annusai entrambi, da vicino, il naso sulla pelle nuda. Detti un nome ad entrambi, che per il nostro popolo equivale ad una promessa, ad un voto di protezione.
Vegliai su di loro fino a che non si destarono, poi me ne tornai nel bosco, sui sentieri ricamati di gigli e di brina.
Ancora oggi mantengo la mia promessa nei confronti di quei due strani e meravigliosi esemplari di lunghi, da lontano, con gli occhi della luna chiara, seguendo quel loro profumo speziato.
Io sono Volpe e sono LIBERA. Ma non più così sola.

Che bello questo racconto Marco o Bill(come vuoi chiamarti) diverso e affascinante, dove l'odore dell'amore diventa un tramite di comunicazione tra "diversi", una forza trasversale che supera barriere... Non penso neanche che sia un'utopia, perchè lo riscontro con i miei animali, che darebbero la vita per noi, e condividono i nostri umori e la nostra vita in un susseguirsi di dimostrazioni continue di amore canino... Grazie della dolcezza che ho sentito nel leggerti. Marianna
RispondiEliminaGrandioso, geniale, stupefacente (in ogni senso)... Aggiungerei molto sciamanico. Bravissimo Marco !
RispondiEliminaUn vero esempio di come si scrive, di come si traduce in parole un pensiero, a prescindere dall'argomento di per se' affascinante, questo pezzo e un abile saggio di letteratura moderna
RispondiEliminaCarissimo MARCO sei sempre sorprendente
Teneramente soddisfatta di aver scovato una perla rara....ho sentito profondamente i movimenti, gli odori, i rumori, le piccole parti vitali di un mondo che si intersecava tra natura e umanità, in una specie di equilibrio cosmico che ha reso l'idea di Libertà, come essenza alla base del tutto...il modo in cui la realtà libera se stessa in ogni molecola di cui si crea e dalla quale scaturisce....Meraviglia di un portentoso messaggio di compenetrazione.
RispondiEliminaBellissimo, se posso permettermi.
p.s. Perdonatemi, nel copiare il racconto avevo lasciato dei refusi che, ahimè, non ero riuscita a correggere....vi prego di non crocifiggermi (soprattutto bill lee) e di passare oltre...adesso sono stati adeguatamente corretti.
RispondiEliminaUn paio erano errori non eccessivi...ma in un punto preciso avevo proprio saltato un pezzo di frase, a causa del poco tempo rimastomi per pubblicare il post, e per colpa della mia imperdonabile distrazione.
Ancora perdono!
giorgio mi prendi per vanità adesso! ^_^ ma a parte gli scherzi grazie, mi fa piacere che abbiate apprezzato questa storiella, confesso che nasce da un in cui l'unica reazione che riesco ad opporre alla nevrosi è romanzarmi e romanzare. Chi mi conosce lo sa, ho un rapporto un po ambiguo con la realtà e, come dice bene la deborah ( quel gran pezzo) tendo ad essere sempre molto più a mio agio con lo stupore, con l'altra parte dello specchio, e con la distanza forse. Ma non volevo intervenire per sproloquiare come al mio solito, volevo solamente aggiungere un pensiero sul tema, perchè ritengo che sia importante. Credo che, e questo vale per queste quattro righe ed ancora di più per lo splendido pezzo postato precedentemente dalla Spaiata, parlare di libertà sia qualcosa di centrale e forte, primario. Dovremmo abituarci a pronunciare questa parola ogni mattina quando ci svegliamo come fosse un meta da raggiungere, un paese da sognare, e coccolarcela ogni sera prima di addormentarci, accarezzandone il suono, perchè è VERAMENTE l'unica cosa per cui valga la pena di lottare. Credo che si nasconda dentro a tutto; che puoi chiamarla amore o poesia, puoi chiamarla fratellanza, coraggio o pace, fede o tristezza, ribellione, diritto. Perchè alla base di tutto questo rincorrersi non c'è che un umano desiderio di essere se stessi e quindi liberi di scegliere chi essere, ciò e chi, che cosa meglio ci rappresenta. Volpe sceglie i suoi umani, nessuno glieli impone. Il giuramento che fa probabilmente se lo inventa. La sua sacralità non deriva che da una volontà libera, per questo è in armonia e vibrazione con la natura e sarà per sempre.
RispondiEliminaIn sostanza, credo profondamente che la libertà sia una PRESA DI POSIZIONE, per cui, se veramente vogliamo essere uomini degni, non dobbiamo mai smettere di lottare.
Scusate la logorrea, sono fatto così.
'notte soldati.
mi sa che stavamo postando insieme ci! no problema, anche perchè come avrai notato 10 sec dopo che avevi pubblicato t'avevo già mandato una mail minatoria! :p
RispondiElimina'notte cucciolo
La storia che ho appena letto è bellissima anche se purtroppo, conoscendo i "lunghi" ed essendo volontaria di un gruppo animalista, so che la realtà è ben diversa. Ma riallacciandomi al commento di Bill Lee anche il voler sognare è libertà! Libertà di evadere per "non accontentarsi dell'orizzonte e cercare l'infinito", per immaginare un mondo che chissà, forse un domani potrebbe divenire realtà, per rafforzare la convinzione in un ideale che proprio perchè tale dall'immaginario potrebbe tramutarsi in un principio di diritto sacrosanto. Insomma imparare dagli animali cosa vuol dire esseri liberi da preconcetti e da vincoli costruiti a tavolino per godere appieno della libertà di esistere.
RispondiEliminaBravo Bill Lee!!! ;-))
Bill, ho sentito e respirato questa libertà che gli esseri umani e gli animali la vivono in una simbiosi sempre vissuta dagli animali, mai pienamente sentita dalla gente. Questa storia, piccolo romanzo, è di una freschezza raramente letta da me e posso dire che sei riuscito ha far' cantare il mio cuore di tutta questa armonia versata dalle tue parole. Scegliendo la personificazione della volpe,...già la semplice idea era libera! Grazie per questo pezzo di genialita' dolce e condivisa, sentita e gradita, piaciuta e adorata, grazie!
RispondiEliminaSorprendente,,,,,sei riuscito a farmi vivere la vera libertà, quella vista e vissuta da un animale libero, come la volpe, fiera ed astuta.
RispondiEliminaMi sono inebriato nelle sue sembianze, ho rivissuto e odorato.....la libertà! Quella vera!
Bravo Bill Lee!
ciao a tutti, soldati, scrittori, uomini e donne, che bellissima giornata di sole oggi. Sono tornato ieri sera da Pistoia a Firenze (dove abito attualmente) perchè dovevamo fare le prove con il gruppo, apposta per godermi la giornata. Sole, i musei aperti, volevo andare a vedere l'originale del david all'accademia in san marco, tutto perfetto. Oggi, come da programma sono uscito, ho iniziato il mio giro e visto il clima ho lasciato perdere l'accademia perchè era veramente troppo allettante starsene per strada con questo tempo. Ho fatto un giro per le piazze e vi assicuro che è bellissimo perdersi in firenze, è bellissimo fermarsi in piazza santa croce a sentire tre tizi che suonano sotto il sole (sbirri permettendo). Pensavo che farmi una domenica di libertà mi avrebbe fatto stare meglio, credevo, davvero, che sarei riuscito a far retrocedere questa sensazione che da un po mi attanaglia dentro. bhè, non ci sono riuscito, anzi. Il sole mi ha schiarito le idee, che per quanto confuse, strane, mie, non posso non ascoltare. Voi non mi conoscete, abbiamo scambiato bellissime parole e tante volte mi sono sentito commentare in termini di "che bello", di "sei riuscito a...". Per me è importante, è stato importante perchè ho sentito, da lontano, per quanto lo può permettere una connesione adsl, che la poesia esite, che non tutto è come sembra, che un rinascimento è possibile. Per me però è adesso solo una menzogna. Credo che sia giunta l'ora di fare una scelta anche su questo. Sono fermamente convinto nella potenzialità di questo spazio virtuale, ma una volta in più sono io a non essere adatto, non mi piace mentire e non voglio farlo con chi si apre nella propria arte con me.
RispondiEliminaPer questo motivo questa è l'ultima cosa che scriverò su questo blog.
Mi manchererà condividere con voi, mi mancheranno i vostri sogni, ma in questo momento questo spazio rappresenta un parte della mia vita che genera...è brutto, ma il termine giusto credo sia "un conflitto di interessi" che mi ferisce in una dignità per troppo tempo sottovalutata, e sfruttata e ferita e slabbrata senza motivo. Mi dedicherò ad altro e terrò le mie cose ben nascoste in un cassetto perchè prima devo fare altro. Perchè in questo momento sono solo e non posso affidare così, a voi, la mia passione, devo poterla vivere, altrimenti diventerebbe solo l'ennesima montatura per farmi credere di essere vivo. Un giorno, forse, troverò persone vere, degli amici, che si preoccupano di te, a cui manchi, qualcuno con cui condividere il proprio divenire. Adesso sono solamente troppo solo per rimettere la responsabilità del mio esistere nelle vostre mani, per quanto siano le più dolci che possa sentire. Adesso mi dedicherò solamente a vivere, forse scriverò qualcosa che potremo suonare insieme a mio fratello. Per il resto ho solamente voglia di dimenticare e di bere.
Onorato di avervi conosciuto.
Se mi capite, salutatemi, semplicemente, come un vecchio amico che il destino sicuramente ci farà incontrare di nuovo.
Fiero di avervi sentito, così veri e presenti.
Sempre vostro,
Generale Lee ^_^
Onorato di averti letto....Bill Lee, anima veramente libera!
RispondiEliminaMi mancherà, non poter più condividere il tuo animo.....Ciao!
Onorata di avert conosciuto, sono in parte d'accordo, bisogna vivere per scrivere, solo non ti disperdere i doni che hai... a presto
RispondiEliminaJe salue général!
RispondiEliminaNon ho commenti riguardo alla decisione di bill lee...lo rispetto...ma siccome lo conosco molto bene, preferisco parlarne tra me e lui, in privato.
RispondiEliminaC'è solo un grande vuoto in me da colmare....
"Ad Maiora" Bill Lee
RispondiEliminaComplimenti allo scrittore, un bellissimo racconto.
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