martedì, aprile 20, 2010

Laboratorio #3

6
"LIBERTA' DI ESSERE LIBERI"


Senza giri di parole, nè mezzi termini, dopo qualche giorno di costrizione a letto causa influente virus dell'influenza (che ovviamente mi ha sottratto qualsiasi tipo di LIBERTA' a livello più che concettuale, motorio), voglio farvi leggere un pezzo legato al nostro Laboratorio a Tema che lascerà tutti voi stupiti, e forse un po' rinvigoriti. E' un pezzo che tratta una forma di conquista della Libertà in senso di LOTTA SOCIALE, contro un governo, una DITTATURA, che non permette altra scelta se non quella del SACRIFICIO di coloro che, oramai stanchi dei soprusi, decidono di correrre incontro alle fila armate da uomini insulsi e senza scrupoli, per riprendersi un pezzo di Dignità e di Libero arbitrio.
Non aggiungo altro, perché la nostra Autrice è stata fin troppo brava a spiegare le sensazioni di questi ribelli in prima fila, che liberano se stessi, e il popolo, da ogni male di OPPRESSIONE.

Un abbraccio miei soldati....aspetto nuovi entusiasmanti opere da poter godere e pubblicare per voi!


"SANGUE E LIBERTA'" di Daniela Pustai

1989 ...L'Europa diventava una donna libera, bandiva i suoi oppressori, cacciava l'incubo...Quelli che hanno dato il sangue in quei giorni di Natale sono adesso i nostri Angeli!

Era una fredda mattinata di dicembre, ma poco importava. Era l’ultimo giorno di scuola. Il solo pensiero illumino’ improvvisamente il suo viso. Mentre sorrideva Luiza indossò la sua giacca, raccolse i suoi libri dal tavolo di studio e li mise uno sopra l’altro nella borsa marrone non troppo spaziosa. Lasciò il dormitorio degli studenti per dirigersi, insieme agli altri colleghi che salutava con un cenno, verso la costruzione solida e grigia dell’Università. Entrando in classe posò la borsa sul logoro banco nell’aula di lettere mentre scherzava coi compagni di gruppo. Il professore di lettere entrò pieno di freddo, salutando. Era un mattacchione che ti bocciava con il sorriso sulle labbra. Erano in classe da quindici minuti, stavano scrivendo un tema libero,e fu allora che il silenzio venne rotto dai colpi di pistola provenienti dal centro della città. Balzati dai banchi si precipitarono alla finestra, curiosi. Dal cortile dell’Università salivano le voci agitate di un gruppo di studenti che sembravano pronti per una partenza. I colleghi di Luiza si guardavano sorpresi. All’improviso la porta si aprì e un collega di qualche anno più grande gridò:
-Andiamo a bandire il Dittatore! Chi vuol venire deve scendere nel cortile in dieci minuti.-
Mentre parlava un altro colpo di pistola si sentì, questa volta più forte e più a lungo. Luiza non aspettò. Assieme ai suoi colleghi scese nel cortile freddo. Soffiava un vento duro, gelido. -Stanotte nevica – disse alzando il bavero della giacca. Quando venne dato il segnale si mossero tutti. Erano in molti. Gli studenti della Facoltà di Lettere, di Giornalismo e di Filosofia. Andavano in gruppo compatto, in silenzio, ma sembravano onde del mare agitato. Di fronte gli studenti di età superiore spiegavano cosa succedeva. Dai commenti Luiza capì che in tutto il paese erano pronti i cortei di protesta per rimuovere dal potere il Dittatore. Da cinquant’anni guidava il paese riducendolo un rudere. Le differenze tra la classe di parassiti che circondava il suo “trono” e il resto della popolazione ,era evidente come una manciata d'oro su un grande cumulo di spazzatura. La gente comune non aveva nulla da mangiare, dovevano dargli, come ai tempi della guerra, un chilogrammo di zucchero e di olio al mese, non avevano il diritto all’informazione e nessun accesso all'estero. Erano imprigionati come i topi nelle gabbie e per aprire un cancello dovevano vendere una fetta della loro anima. La loro pazienza raggiunse il limite. Volevano libertà. La libertà di camminare per le strade con gli occhi al sole, per avere intimità, per mangiare sano, per viaggiare attraverso le frontiere. Negli ultimi anni i vermi che circondavano con tanta devozione il Dittatore e irrigavano il culto della sua personalità, seguivano i movimenti di venti milioni di anime di quel paese, e se fallivi andavi in cambusa. Non si costruivano più scuole, ma carceri. Erano piene di gente di cultura, scrittori, giornalisti. Molti sono morti nelle carceri fredde e ammuffite. Ma ora era arrivato il momento… La massa di scimuniti si destava! Avanzando verso il centro della città l' atmosfera cambiava. Da tutte le direzioni sopraggiungevano migliaia di persone: lavoratori, pensionati, studenti…mostrando un entusiasmo elettrizzante. Avevano i volti accesi dall’esaltazione, parlavano gesticolando, ridevano in modo stridulo. Raffiche di mitragliatrice si sentivano con una frequenza demenziale e il loro suono di metallo villano frantumava il silenzio trasmettendo uno slancio di adrenalina nel corpo di Luiza. A un centinaio di metri davanti a loro un carro armato conquistava terreno minnaciosamente. Il gruppo si disperse senza indietreggiare. Da qualche parte alla sua destra, si sentiva il suono di una pistola che si scaricava e le persone intorno a lei cominciarono a cadere falciate. Correndo, senza fiato, col cuore come un granello di sabbia, Luiza guardava terrorizzata il macello. Si addentrava più profondamente nel flagello. Intorno un fastuono idescrivibile. Un proiettile aveva colpito il suo compagno Matei disseminando qua e là il suo cervello sul selciato bagnato di sangue. A sinistra un gruppo di soldati si era stabilito in posizione di tiro. Attorno la gente si raggruppava coraggiosa. Percepivi la loro determinazione guardando il loro mento, sentendo le frecce di fuoco dai loro occhi. Un ufficiale dell’esercito si mise a gridare:
-Fermatevi,…ritiratevi,… o cominciamo a sparare...-
In quell' attimo da mille cuori un grido risuonò con forza, unico:
- LIBERTA’!!!-
Si misero in moto sfidando le avvertenze. E poi si scatenò l’inferno... Sparavano da tutti i fianchi troncando giovani, anziani, bambini. Luiza scivolò sotto il corpo di una donna che chiamava sussurando il suo amore. Cercando di sottrarsi, fu colpita da un proiettile alla spalla. Il dolore era straziante. Si rialzò sulle ginocchia, trascinandosi. Aveva visto il corpo del suo vecchio maestro di lettere colpito dai proiettili. Appena un’ora prima scherzavano e ridevano assieme...
Che Libertà si conquista aspettando nel tuo angolo lontano dal periglio oggi, domani, dopodomani?? Sappiamo che negli angoli la luce riesce ha stento ad entrare. Se questo era il prezzo che doveva essere pagato, se la Morte affrancava la Liberta’, allora avantiiiiii!
Dritta in piedi , gettò la giacca e, a braccia aperte, si mise a correre verso la massa grigia delle armi .....


6 commenti:

  1. La libertà come coraggio. La libertà come azione. La libertà come scelta. Non è facile risvegliare certe consapevolezze, adesso che certe battaglie sembrano più lontane di quanto lo siano poi effettivamente. Non è facile, ma Daniela ci è riuscita.

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  2. Adoro la differenza di linguaggi e contesti usati per esprimere diversi modi di Fare Libertà, di Essere Libertà, di Proclamare Libertà!
    L'intento di questo Tema ,nel laboratorio, doveva appunto permettere a tutti voi, miei autori, di confrontarvi con l'idea della Libertà secondo l'intima coscienza dentro il vostro mondo, dentro la vostra anima, dentro la vostra esperienza!
    Ho amato Daniela (o lunedì spaiata se vogliamo) proprio perchè ha trattato una visione della Lotta per la Libertà, quell'aspetto duro, cattivo, invincibile che fa dell'oppresso carne da macello, e permette all'oppressore di farsi spazio, conquistare potere, calpestando i corpi morti dei suoi stessi compatrioti......Grazie per lo spaccato di vita, mia cara, ho sentito ogni singola immagine della tua Rivolta!

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  3. Forse, questo espresso da Daniela, nel suo intenso brano, è il concetto più comune che si ha di libertà. Cioè la libertà politica, di parola, di stampa, di opinione, quella libertà che quando raggiunta fa di un uomo -in questo caso una donna- un eroe e la maggior parte delle volte è una libertà tragica e drammatica perchè il prezzo per la sua conquista è quasi sempre la vita.

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  4. Il bello di questa libertà è che lei viene spontaneamente, senza calcoli e progetti, senza dubbio o paura, viene accolto a braccia spalancate, occhi sorridenti e petto nudo! Non pensi alla morte, alle lesioni, alla tua famiglia, all'amato, al lavoro, al cibo, ... nella tua mente, dentro di te vi è solo la brezza del tuo massimo brivido che fa correre l'adrenalina e ti fa galleggiare. Quando senti il coraggio che scatta dal cuore e dalle costole, anche a qualsiasi prezzo, scudi, apri le ali e voli... Grazie a voi per essere riuscite a sentire la mia Liberta'!

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  5. L'abbiamo sentito, eccome, il brivido della libertà. Quanto non esiste alternativa al correte a braccia aperte incontro alla morte per non far morire un ideale. E vorrei che la memoria di tanti eroi silenziosi non cadesse mai nel dimenticatoio, perchè è facile che un popolo che non vigila sul diritto fondamentale di ogni uomo, possa cadere nel baratro della dittatura e della violenza. Grazie di questo spaccato di storia descritto dalla parte dei "deboli" che diventano giganti nel martirio. Vigiliamo sempre, dunque, senza paura delle conseguenze estreme, per chi verrà dopo di noi. Marianna

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  6. Non mi pento dei momenti in cui ho sofferto; porto su di me le cicatrici
    come se fossero medaglie, so che la libertà ha un prezzo alto, alto quanto quello
    della schiavitù. L'unica differenza è che si paga con piacere, e con un sorriso...
    anche quando quel sorriso è bagnato dalle lacrime. (Coelho) ...la libertà ha un prezzo molto alto, ma tu Daniela sei riuscita a scuotere un brivido che mi fa assaporare in pieno questa libertà, che sà di lacrime e dolore, ma senza paura dritto in piedi a braccia aperte vado incontro al mio destino.....ma finalmente libero! Grazie Daniela!

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