"LIBERTA' DI ESSERE LIBERI"
Felice, radiosa ed eccitata come al solito, di essere ancora insieme ai miei fantastici SCRITTORI, continuo a tutta vela verso l'orizzonte colorato da un romantico, passionale tramonto, inseguendo la poetica trascinante di un'autrice intensa e straziante, che permetterà ai nostri cuori di affermarsi nella convinzione rinnovata che la Libertà non è soltanto uno stato di coscienza dovuto, ma una conquista da raggiungere attraverso la lotta contro la propria pesante razionalità, affrontando la nostra tremenda insensatezza. Così, estraendo gli unghielli e mostrando i canini, potremo immedesimarci nella storia che andremo a raccontare, e comprendere, forse, che non possiamo mai essere certi delle scelte fatte in nome di un sentimnento, e che la vita, a volte, va presa di petto per potersi accaparrare ciò che desideriamo veramente.
"CIELO AZZURRO DISPERATO" di Chiara Natali
E poi ti accorgi di essere paralizzata. Non sono gli arti, però, ad essere bloccati; non è nemmeno il cervello, che per tutti i pensieri che si ostina a sfornare, diresti sia pure troppo in attività. Non è la bocca incapace di respirare parole, ne’ gli occhi che non sanno più vedere.
E’ l’anima, quella che definiscono tale, a non farcela. La descrivono intangibile, ma sai bene che non è così. Tu la senti, eccome. La senti, e pesa. Sono i rimorsi, i ricordi, i sensi di colpa a farla pesare. Le occasioni perdute, le preoccupazioni invariate, gli affanni, le disillusioni, le speranze strappate. L’anima c’è, ma non si vede. L’anima c’è, ma non si muove.
Paralizzata nella routine di ogni mattino, inchiodata in un alone sul vetro, in una scia di acqua sporca sul marciapiede. Inutilmente sopita nel sonno, nel bicchiere o nel sudore della tenerezza di una notte. Sbatte le palpebre, a volte, quando fuori albeggia e ti allontani da due occhi morbidi che al contrario di te vedono un futuro, lasciandoti con un sapore dolce; o quando risvegliandoti sorridi impastata ad uno sguardo sorprendentemente chiaro, uno sguardo che non chiede niente, e ti accorgi che va bene così. Almeno finché l’anima non decide di addormentarsi di nuovo.
Dorme, ma non sogna. Ti fa sussultare come il peggiore degli incubi, però, quando le sinapsi accendono la miccia di qualche ricordo, calciandoti indietro fino ad una terrazza sul mare, la luce di un’autoradio, il sapore di una cena della domenica. Perché la parola fine, come il peso sull’anima, dipende da altri, talvolta. Certamente stavolta.
Così, eccoti qua. L’anima spenta, i sensi fin troppo accesi; le canzoni che non dovresti ascoltare, e le risate che diventano urgenti come scialuppe di salvataggio, come adrenalina nel cuore. Scrivi con la scusa della passione, per non ammettere a te stessa che avresti bisogno di un diario; servirebbe anche ordine, ma questa è un’altra storia.
Ti sorprendi a elencare a voce alta mesi e mesi di guai… e finisce che quei guai li vomiti sulla carta assieme a tutto il resto. E’ tanto che non lo facevi, e il risultato di questa sbronza grafica non differisce poi molto da quello di una serata troppo lunga: e finisce che ti fa male la testa.
Come dopo ogni sbronza che si rispetti, cerchi aria. La strada corre, un cartello indica “Tutte le direzioni”. Che equivale a nessuna. Che non è poetico. Che fa paura. Hai sempre pensato che l’apatia avesse i suoi pregi… fermandoti la vita, rallenta i buoni propositi, sì, ma ferma anche i pensieri, quelli che fanno male. Ma oggi non serve star ferma; hai bisogno di movimento, hai bisogno di ricordarti che sei libera. Libera di quella libertà che hai sempre considerato bene di primissima necessità, l’autonomia, l’indipendenza che tanto ti rendono fiera.
Vorresti essere libera da te stessa, che ti consideri la persona migliore e peggiore del mondo. Libera dal male fatto per non prendere decisioni, dalle vigliaccherie e dalle parole velenose, dalle scuse tardive, sussurrate, inutili. Chissà se il bene lo cancella il male. Se il famigerato karma si azzera, o se invece la condanna non ha fine mai.
Libera dalle tue manie, e dalle tue routine. Dal credere che se con lui quella sera è andata male è perché non avevi gli orecchini di quando vi siete baciati al prima volta, libera dai gesti ripetuti come un rituale, dalle preghiere superstiziose e dalle fobie di un tempo. Libera dai dubbi, dalle illusioni che non confesseresti nemmeno sotto tortura. Ma anche dal cinico pragmatismo che poi in fondo non ti assomiglia per niente. Libera da te, libera da lui.
Da lui che non è un tuo diritto. Da lui che ha altri doveri, altri orizzonti, altre certezze. Da tutto ciò che di lui non ti è concesso. Il peso del suo braccio mentre dormi, scostargli i capelli mentre dorme lui. Cucinare insieme, fare colazione o litigare perché sei come sempre in ritardo.
Libera. Dalle affinità e dalle infatuazioni, che di amore non vuoi parlare. Libera. Come dicono nei film con il defibrillatore. “Ricomincio da me”. Poca convinzione. Poca voglia. Poca testa. Poco cuore. E tu che ami leggere e discutere delle grandi libertà, ti incagli proprio sulle più piccole, vergognandotene anche un po’.
“Liberami da me”. Alzi gli occhi, il cielo non sembra di smalto come quello di Paolo Conte, ma è azzurro, quello sì. Fa ancora troppo freddo… stringi le spalle, la sciarpa regalo di un caro amico scalda solo un po’. Il cielo è il tuo. Quello di certi pomeriggi oziosi di Settembre, dei giri per i regali di Natale, delle mattine d’estate in bicicletta verso il lavoro. Quel cielo disperatamente azzurro che ancora non sai se ti fa bene o male, ma che certo ti parla di libertà.
Quel cielo azzurro disperato.

Ho l'onore di postare per prima un commento, certamente superfluo, a questo piccolo gioiello. Che ci fa capire quanto sia difficile guardare oltre le nubi che talvolta coprono il cielo, impedendoci così di vedere quel che si cela dietro di esse. "Il cielo è vuoto, il cielo è pieno"... Ma io opto sempre per la seconda soluzione. Grazie per questo tuffo nell'infinito...
RispondiEliminami hai fatto male. non voglio commentare per dirti se quello che hai scritto è bello o brutto. quello che hai scritto è. parole che ho dentro e fiato corto, la luce che fa sognare ed il panico disperato di non riuscire a respirare, la musica che gridi ed il silenzio che ti piomba addosso come una sentenza.
RispondiEliminanon ti dico nemmeno grazie perchè questa è la poesia che più va temuta, quella che ha bisogno di set e setting. oppure no.
mi dispiace amica, che grande e fragile cuore di cristallo hai.
Vorrei, profondamente, che tutti voi provaste a capire ciò che si nasconde dietro un'idea di essere, che tutti voi comprendeste l'importanza di una sensazione scaturita dall'immenso...prechè per me chiara ha fatto questo, senza mezzi termini, lo ha fatto punto e basta, e sfido ogni essere umano a diventare così sincero, ed effimero, con il proprio io....grazie grande scrittrice!
RispondiEliminaLibertà...l’acqua sgorga, le stelle brillano…
RispondiEliminae la libertà di essere se stessi…
è il dono più bello che ci è concesso!!!!
Bellissima Chiara, mi è piaciuta molto!
Nell'introduzione ho letto di "pesante razionalità" e di "tremenda insensatezza"... non saprei trovare parole migliori per dare un nome alle sensazioni che attanagliano quando l'anima pesa fino a far male. Ma credo anche nella possibilità di una catarsi, anche minima, anche incompleta. Voglio crederci. E questa è certo una delle forze che mi spingono a scrivere.
RispondiEliminaEssendo ateo io non credo nell'anima, ma nelle'essenza vitale si.
RispondiEliminaPremesso questo ho goduto a pieno di questo piccolo poema,scritto con grande maestria, ma che mi colpisce perche' non parla della disperazione indotta da un evento doloroso, ma di quella di tutti i giorni,di quel mal di vivere che ci attanaglia nel quotidiano e dal quale nessuno, compresi i piu' forti, ne e' sevro.
Ed e ' questa la vera liberta' alla quale tutti dovrebbero anelare, liberarsi dal quotidiano, dalle convenzioni, spogliarsi dalle inibizioni indotte, e vivere nudi seguendo istinto e desideri.
Lo so, e' un utopia, ma paerche' non sognare.
Tu chiara mi hai fatto sognare, grazie!
Capisco che entrando in questo spazio devo lasciare un commento, una impessione, un pensiero. Capisco che dopo la lettura di un tale pezzo devo dire la mia, in breve, rilasciare un'opinione. Quello che non capisco e' come farlo! Perche' io questa storia l'ho sentita col cuore, con le fibre, con l'epiderma con tutti i sensi entrati in crisi d'ansia, mandati dalle parole di Chiara. Percio' non avrete un commento da parte mia in quanto la mia anima (esiste ragazzi, dovete credere) non ha una bocca, non puo', poverina, parlare. Pero' posso lanciare un desiderio...Voglio che Chiara scrivesse tanto, ma tanto da annegarmi con le sue parole, libri, versi...
RispondiElimina...l'ho letto tutto di un fiato e mentre lo leggevo, vedevo immagini...mi è piaciuto molto...
RispondiEliminaGrazie Chiara
Volevo aspettare per leggerti, Chiara, ma ho mollato le mie "sudate carte" e mi sono immersa nella tua anima di cristallo e d'infinito. Bellissima introspezione delle proprie paure e delle gabbie che noi stessi ci creiamo e nel contempo nella voglia "apparentemente" sopita di strapparle via, di tirar fuori tutto il dolore che trabocca per una realtà che non ci rappresenta per quello che sentiamo di essere dentro. Ma un vecchio saggio mi disse che più noi immaginiamo la nostra vita come vorremmo che fosse, più lasciamo scorrere la nostra vera essenza, più la differenza tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere si assottiglia, una sorta di esercizio mentale, sarà vero? io ci ho creduto, allontanando da me i sensi di colpa, i rimpianti, non ho nulla da perdonare nè da essere perdonata , la vita possiamo solo lasciarla scorrere come acqua di ruscello che corre inevitabilmente verso il mare. Vedi quante riflessioni sei riuscita a scatenare? Posso solo dirti brava da un punto di vista artistico, perchè il tuo racconto mi ha toccato corde che difficilmente riescono a smuovermi tanti libri letti, e da un punto di vista personale lasciarti un mio pensiero: forse solo nell'accettazione delle nostre fragilità sta la nostra grandezza e in ultima analisi la libertà dell'anima. Un bacio Marianna
RispondiEliminaLa ricerca della libertà è dolore, è sofferenza, e rimettersi cento volte in discussione, è sentirsi dilaniare l'anima e avere la pazienza di raccoglierne i piccoli pezzi e rimetterli a posto uno per uno, è guardarsi dentro ed accettarsi, è disperazione in un cielo azzurro... di neonata speranza!
RispondiEliminaGrazie Chiara, davvero un brano intimo, intenso, vibrante e prezioso di catartica lettura.