venerdì, aprile 30, 2010

AVVISO DI SERVIZIO

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PROPOSTA EDITORIALE



Oggi lasciamo da parte ogni velleità artistica, in senso biblico, permettiamo algi autori, e alla sottoscritta, di riposarsi per il PONTE DEL PRIMO MAGGIO (se non altro festa dei lavoratori) e diamo libero sfogo alla fantasia in questo sbocciare di primavera accaldata affinchè sempre nuove storie e nuove idee possano prendere forma nelle nostre menti ARTISTICHE.






Vorrei però condividere con tuti i miei soldati una notizia molto importante, che in realtà non riguarda tanto me, ma tutto il lavoro fin qui fatto nel Laboratorio di Scrittura, che finalmente merita una sua prima chance!
Durante questi tre giorni la vostra affezionata si recherà a Roma, nella magnica CAPUT MUNDI, un po' per prendersi una vera e propria VACANZA, lo devo ammettere, ma in parte anche per organizzare un progetto EDITORIALE con il direttore della casa editrice IRIDE EVENTI EDIZIONI, che come ho scritto più volte nell'apertura del blog, sostiene dall'inizio ogni iniziativa di scrittura fino ad ora organizzata e messa in pratica da noi combattenti.
Il Progetto, e anche questo l'avevo già accennato, è quello di PUBBLICARE UN'ANTOLOGIA che prenda vita dalle pagine mediatiche del nostro Blog, e si costruisca come un'anteprima, o un'estratto, dei LAVORI FATTI FINO AD ORA. Costruirò un vero e proprio volume divso per zone TEMATICHE, così come è semrpe stato sul web, all'interno di ognuna delle quali sistemare i racconti migliori pubblicati da voi Autori, collegando ad ogni parte alcune delle Fotografie scelte tra quelle già apparse nei vari Laboratori, e inserendo alla fine una breve parte di Pezzi di Vetro, ovvero estratti di Poesie.
Così dovrei discutere con il Grande Luca Carbonara, nostro Direttore Editoriale, riguardo alla scelta dei pezzi e alla loro ubicazione nel progetto antologico, ma prima di tutto ho bisogno di sapere da voi , MIEI SOLDATI, chi è disposto a far parte di questa iniziativa, e quindi chi di voi acconsentirà a pubblicare i propri piccoli gioielli letterari, con un minimo contributo spese, poichè la Irideventi Edizioni è una casa editrice molto piccola che nasce quest'anno, e non riesce a permettersi ancora di mettere in pratica pubblicazioni senza aiuto da parte degli autori. Vorrei sottolineare che la spesa è pressocchè irrisoria, soprattutto in base al numero di autori che decideranno di partecipare, e va tra le 90-50 euro ad autore. In più ognuno di voi avrà una percentuale sulle vendite del volume (da dividere tra il numero dei partecipanti) e la piena disosizione della Qui PRESENTE , nonchè dell'intera casa editrice, per la presentazione, pubblicizzazione e divulgazione del volume.
Ne vedremo delle Belle!! Non sto più in me all'idea di portare a giro il nostro piccolo capolavoro e permettere a molte più persone, lettori ed autori perché no, di condividere questa AVVENTURA meravigliosa per la quale abbiamo faticato così tanto!!!!
In più, tra pochi mesi, avremo tutti quanti la possibilità di aprire una Rubrica Cartacea sulla rivista che la Irideventi Edizioni sta per aprire, nuova di zecca, uno spazio dentro il quale riproporre alcuni dei lavori presi dal Laboratorio On line per essere ripubblicati su giornale....così che veramente il nostro bellissimo progetto diventi più che UN SOGNO!!

Fatevi sentire, pensateci bene miei PRODI, e aggiornatemi su chi tra voi è veramente deciso a prender parte all'iniziativa che CAMBIERà IL VOLTO di IRIDELAPSUS, permettendoci di far conoscere al mondo il lavoro Spettacolare portato avanti fino ad adesso.

Per tutti coloro che NON vorranno partecipare non ci sono vincoli, continueremo comunque con il nostro percorso sul sito .....solo ricordate che questa potrebbe essere un'occasione da non perdere!!!

SCRIVETEMI DUNQUE, E NON TARDATE A DECIDERE, POICHE' IO VORREI AVERVI PRATICAMENTE TUTTI CON ME, DATO CHE FORMATE LE MIRIADI DI SFACCETTATURE DI QUESTO STUPEFACENTE SPAZIO LETTERARIO!

mercoledì, aprile 28, 2010

"LIBERTà DI ESSERE LIBERI"


E' con un enorme senso di tristezza nello stomaco e nel cuore che riprendo il filo del discorso, a causa della decisione di uno dei nostri più promettenti poeti e cantori di abbandonarci nel momento più topico della nostra avventura. Sottolineo il suo bisogno di Libertà, veramente, forse da se stesso, forse dalla vita, forse dal passato, forse da ciò che non sa di essere, ma che non voleva diventare, e gli auguro di ritrovare presto una via, una qualunque, che però lo conduca di nuovo tra le braccia della Grande Musa, pochè la sua sensibilità è tale che perdere la speranza sarebbe un affronto alla sua Arte. Chiudo gli occhi, respiro, e passo oltre, sempre sicura di avere accanto il resto dei miei Affezionatissimi Soldati, che spero non si tirino mai indietro per paura o insicurezza, ma che invece continuino ad affrontare la loro vera natura attraverso la meraviglia della Letteratura.

Ecco perchè decido di portare avanti il nostro esperimento con due POESIE stavolta, per staccare un pò i sensi dalle storie compiute e galleggiare leggeri in un'atmosfera rarefatta dall'idea del sogno, che della Libertà si nutre e crea aspettativa.
Il primo Autore necessita di un caloroso benvenuto, poichè è nuovo tra le fila dei Combattenti. Sono certa che adorerete le sue parole infuocate, che lo accoglierete con entusiasmo, magari con il compito di colmare il baratro appena creato dall'abbandono del nostro Generale.
L'altro è uno scrittore, poeta navigatissimo, che ha già prestato la sua poetica alla nostra causa, e che ritorna, più deciso e gagliardo che mai, affrontando questo Tema dalle sfaccettature così Illimitate, quanto comuni per tutti noi!

Buona Lettura...vi abbraccio...un po' più forte, miei meravigliosi soldati!






"LIBERTA' " di Nicola Matteucci

La Libertà,

non tocchi il figlio alla madre,

e l'uomo selvaggio che ovunque

trova catene. Per esser liberi

bisogna esercitar la libertà,

per essere liberi non bisogna ostacolarne,

per essere liberi bisogna

essere prigionieri d'amore.

E’ libero colui, che posto a scelta,

fra la sua e la libertà d’un altro schiavo,

sceglierebbe la libertà dello schiavo.

Per sentirsi liberi bisogna

marciare, legati a catene,

e si è prigionieri di nebbie, quando

si comandano soldati di morte.

Per essere liberi bisogna sentir

l'odore d'un fiore, la bellezza negli occhi,

per essere liberi bisogna

donare la libertà.

La libertà è sognare, amare, morir

nell'urne del sole, la libertà

è trovare l'anima,

pur cercandola ancora,

la libertà è avventura, la libertà

è ricordare.

La libertà è vivere, senza pensare

a come farlo, essere liberi

significa essere felicemente inconsapevoli

della nostra infelicità.

La libertà è la libertà d’esser deboli,

la libertà è quando ci costringono

ad esser forti, perché la forza da

la libertà. La libertà è quando

ci costringono ad esser liberi.

Si è liberi quando si è diversi,

liberi di conoscere nuovi orizzonti,

quando si è liberi di

sognare al chiaro di luna.

Si è liberi quando si accettano

le regole del mettersi in gioco.

Si è liberi quando noi siamo i nostri ideali,

o quegli ideali non sono facce su banconote,

non si è liberi quando si vede

la libertà nel massimo della trasgressione.

Libertà è organizzazione, libertà

è avere il cuore di ferro

pur sentendoci delle piume.

Non si è liberi, quando per

non essere schiavi di leggi

si finisce schiavi dell’ossessione

di voler dimostrare la libertà,

anche s’essa consiste in ciò che non ci piace.

Libertà è perdono, per dar pace a noi stessi.

Se si resta soli e infelici pur di rimaner liberi,

non si è liberi, perché l’infelicità è fatta di catene.

Non è libertà, quando non vogliamo

lasciar le nostre fobie, timidi,

per paura dei cambiamenti.

Libertà è avere le ali per volare,

pur avendo il coraggio di camminar

per terra, si è liberi quando s’impara

a sostenere uno sguardo.

Si è liberi quando il calore della nostra

Fantasia convive con la realtà.

Libertà, udite! E' Partecipazione,

Libertà! Udite! E' poter dire prigionia,

perché se vietissimo quella parola,

vorrebbe dire esercitarla.

Libertà è poter fare l’amore

con qualunque essere umano,

e che di voto abbia diritto.

Libertà è movimento, colore,

suono, armonia, odore,

caos, purché sia il Mondo, e

che nessuno possa fuggire

ove tutto esiste.

Udite! Perché è la Libertà,

e la sua genesi dentro ogni prigione.

Libertà, Udite! Virtù del sol giocondo,

ed è libero chi sorge per volere,

e senza fare prigionieri.




"LIBERO E BASTA" di Pettineo Calogero

Desidero vivere svincolato
Di amare e di odiare
Libero di mandare
A quel paese
Senza venir rinchiuso
Libero di levarmi in volo
E non apparire demente

Libero di dire stop
Di scagliarmi giù da un ponte
Senza causare dolore
Libero di scatenarmi
Tra gioia e dolenza
Continuare a scrutare
Con gli occhi da bambino
E non crollare nell’avvilimento
Della crudele verità

Libero di proferire
E non intendere
Le menzogne
Gli orrori dei clown
Che stabiliscono
Libero di elargire
Una rosa
E non essere
Valutato arcaico

Libero e basta.







giovedì, aprile 22, 2010

LABORATORIO #3

17

"LIBERTA' DI ESSERE LIBERI"


Torno raggiante, piena di innovazione e luminosità nei confronti del grande lavoro che stiamo portando avanti attraverso questo LABORATORIO di SCRITTURA a trecentosessanta gradi.
Assolutamente fiera del pezzo che vorrei proporvi, non mi sento in dovere di sproloquiare ulteriormente
, e lascio che siate voi, miei favolosi soldati, a sentire la bellezza di queste immagini e comprendere la visione del nostro Autore.
Aggiungo soltanto che questo modo di provare, immaginare ed esprimere Libertà, ha una dimensione tutta sua, che si discosta dalle idee che abbiamo letto fino ad ora.

Buon divertimento miei prodi...a presto.




"UNA SERA DI PRIMAVERA DUE VIAGGIATORI..." di Marco (Bill Lee)Pocci

Sono una bestia dal pelo rosso, fulvo, astuta per natura e diffidente, a ragione, verso quegli strani animali glabri. Alti, lunghi e goffi. Il mio regno è fatto di notte delicata, di profumi precisi, a volte dolci, altre invece speziati o sgardevoli o ingombranti. Le mie strade sono tracciate ed illuminate dalla danza delle lucciole.
Io sono Volpe, LIBERA e SOLA.

Quella sera, che di poco precedeva l'esplosione della primavera, masticavo distrattamente una foglia di giglio per pulirmi la bocca dalla cena appena consumata ai danni di quella che i lunghi chiamano gallina, trottando a velocità costante, protetta dall'oscurità, lungo il ciglio di una strada deserta. Sapevo che non lontano si trovava una tana di uomo dove questi si riunivano in branco, e che, a quell'ora della notte, sarebbero ormai andati via tutti. Dopo il loro passaggio ci sarebbe stato un vero e proprio buffet di delicatezze:la conclusione ideale per questa splendida notte di luna chiara. Cioccolato e pezzetti di frutta. Forse biscotti e, con un po' di fortuna, qualche lungo avrebe dimenticato uno di quei contenitori di liquido giallo che chiamano birra.
Avvicinandomi però, prima lievemente, poi sempre più forte, udii l'inconfondibile suono di due alti che comunicavano tra loro con quello strano linguaggio modulato, fatto di schiocchi di lingua e grattar di gola.
Nell'aria c'era un odore strano che mai prima di quella sera aveva sentito, speziato e caldo, simile all'aroma dell'erba tagliata dal contadino per poi bruciarla.
Sarà che a mano a mano che mi avvicinavo cominciava a girarmi la testa, ma iniziai a sentire i passi sul ciglio erboso sempre più leggeri, oppure per la curiosità che da sempre mi è condanna, fatto stà che avanzai verso quel brusio umano e verso quel particolare odore sconosciuto.
Con cautela sporsi la sommità del muso sormontato dal naso nero, oltre l'erba alta. Tra me e la tana degli alti c'era solamente un nastro di terra nera ed il limitare del ciglio che nascondeva ancora il mio corpo rosso.
Era strano quello che percepivo, troppo singolare per potermi dedicare tranquillamente alla mera ricerca dell'ultimo spuntino notturno.
Davanti a me c'erano un maschio e una femmina seduti uno di fronte all'altro che parlavano, continuamente. Senza mai sovrapporre i suoni, producevano una melodia costante ed ipnotica.
Di tanto in tanto si zittivano e si passavano un oggetto di forma tubolare che fumava, chiaramente la fonte di quell'odore che mi aveva reso le zampe leggere. Ci appoggiavano la bocca, la staccavano e si divertivano a fare grandi nubi di fumo bianco. Poi se lo ripassavano e ricominciavano a parlare, di volta in volta con nuovi registri. Ne fui affascinata. Sentivo che quelle creature, diversamente dalla loro specie, vibravano, in armonia con il mondo. Quel continuo suono era dolce, completo, costante. Tanto che non mi resi conto che ormai ero uscita allo scoperto, il naso verso l'alto,a non più di quattro dalzi da loro.
Il maschio era in piedi di fronte a me, la femmina, in silenzio, mi guardava. Aveva gli occhi marroni e grandi, profondi, occhi che avevo visto alle mie sorelle, ai miei fratelli.
L'uomo mi sussurrava qualcosa, guardai ance lui. Non c'era paura e nemmeno tensione, solamente un dolcissmo stupore.
Mi avvicinai ancora un po'. Lui non si mosse, ma vedevo che guardava il mio corpo leggendomi l'incedere, consapevole che stavo facendo lo stesso. Arrivai ad un balzo da lui. Due da lei. Volevo imprimere il loro odore dentro, in quella memoria incancellabile che primordialmente è il bene più prezioso della mia razza.
Allungò quindi una mano verso di me, piano. Io drizzai le orecchie, digrignai il naso, con la coda rilassata, in quello che tra noi volpi è un saluto, e scomparii nel buio.

Non li abbandonai però, perchè ancora bramavo delle risposte, o delle conferme, perché, lo ammetto, mi piacevano quei lunghi, mi piaceva il loro canto. Il loro profumo.
Li seguii. Rimasero lì ancora a lungo prolungando quel coro rituale. Ogni tanto si toccavano o si accarezzavano. Si leccavano teneramente. Poi, insieme, si diressero fino ad una piccola macchina rossa, la misero in moto e se ne andarono. In un istante di terrore pensai che li avrei persi per sempre e nel panico cominciai a corrergli dietro, attraverso la foresta, senza perdere mai di vista il sentiero nero che si snodava sotto quella scatola rumorosa e puzzolente che conteneva i miei umani.
Pensai varie volte che li avrei persi fino a che, con mia sorpresa, si fermarono accanto ad una vecchia e grande tana d'uomo abbandonata. Salirono sul tetto e, avvolti in un grosso panno e stretti per tenersi caldi, rimasero in silenzio questa volta, ad attendere l'alba.
Quando il sole fu sorto completamente fecero l'amore, e ricordo che pensai che mi sarebbe piaciuto leccare i loro cuccioli.
Quando si addormentarono mi avvicinai e li annusai entrambi, da vicino, il naso sulla pelle nuda. Detti un nome ad entrambi, che per il nostro popolo equivale ad una promessa, ad un voto di protezione.
Vegliai su di loro fino a che non si destarono, poi me ne tornai nel bosco, sui sentieri ricamati di gigli e di brina.
Ancora oggi mantengo la mia promessa nei confronti di quei due strani e meravigliosi esemplari di lunghi, da lontano, con gli occhi della luna chiara, seguendo quel loro profumo speziato.
Io sono Volpe e sono LIBERA. Ma non più così sola.

martedì, aprile 20, 2010

Laboratorio #3

6
"LIBERTA' DI ESSERE LIBERI"


Senza giri di parole, nè mezzi termini, dopo qualche giorno di costrizione a letto causa influente virus dell'influenza (che ovviamente mi ha sottratto qualsiasi tipo di LIBERTA' a livello più che concettuale, motorio), voglio farvi leggere un pezzo legato al nostro Laboratorio a Tema che lascerà tutti voi stupiti, e forse un po' rinvigoriti. E' un pezzo che tratta una forma di conquista della Libertà in senso di LOTTA SOCIALE, contro un governo, una DITTATURA, che non permette altra scelta se non quella del SACRIFICIO di coloro che, oramai stanchi dei soprusi, decidono di correrre incontro alle fila armate da uomini insulsi e senza scrupoli, per riprendersi un pezzo di Dignità e di Libero arbitrio.
Non aggiungo altro, perché la nostra Autrice è stata fin troppo brava a spiegare le sensazioni di questi ribelli in prima fila, che liberano se stessi, e il popolo, da ogni male di OPPRESSIONE.

Un abbraccio miei soldati....aspetto nuovi entusiasmanti opere da poter godere e pubblicare per voi!


"SANGUE E LIBERTA'" di Daniela Pustai

1989 ...L'Europa diventava una donna libera, bandiva i suoi oppressori, cacciava l'incubo...Quelli che hanno dato il sangue in quei giorni di Natale sono adesso i nostri Angeli!

Era una fredda mattinata di dicembre, ma poco importava. Era l’ultimo giorno di scuola. Il solo pensiero illumino’ improvvisamente il suo viso. Mentre sorrideva Luiza indossò la sua giacca, raccolse i suoi libri dal tavolo di studio e li mise uno sopra l’altro nella borsa marrone non troppo spaziosa. Lasciò il dormitorio degli studenti per dirigersi, insieme agli altri colleghi che salutava con un cenno, verso la costruzione solida e grigia dell’Università. Entrando in classe posò la borsa sul logoro banco nell’aula di lettere mentre scherzava coi compagni di gruppo. Il professore di lettere entrò pieno di freddo, salutando. Era un mattacchione che ti bocciava con il sorriso sulle labbra. Erano in classe da quindici minuti, stavano scrivendo un tema libero,e fu allora che il silenzio venne rotto dai colpi di pistola provenienti dal centro della città. Balzati dai banchi si precipitarono alla finestra, curiosi. Dal cortile dell’Università salivano le voci agitate di un gruppo di studenti che sembravano pronti per una partenza. I colleghi di Luiza si guardavano sorpresi. All’improviso la porta si aprì e un collega di qualche anno più grande gridò:
-Andiamo a bandire il Dittatore! Chi vuol venire deve scendere nel cortile in dieci minuti.-
Mentre parlava un altro colpo di pistola si sentì, questa volta più forte e più a lungo. Luiza non aspettò. Assieme ai suoi colleghi scese nel cortile freddo. Soffiava un vento duro, gelido. -Stanotte nevica – disse alzando il bavero della giacca. Quando venne dato il segnale si mossero tutti. Erano in molti. Gli studenti della Facoltà di Lettere, di Giornalismo e di Filosofia. Andavano in gruppo compatto, in silenzio, ma sembravano onde del mare agitato. Di fronte gli studenti di età superiore spiegavano cosa succedeva. Dai commenti Luiza capì che in tutto il paese erano pronti i cortei di protesta per rimuovere dal potere il Dittatore. Da cinquant’anni guidava il paese riducendolo un rudere. Le differenze tra la classe di parassiti che circondava il suo “trono” e il resto della popolazione ,era evidente come una manciata d'oro su un grande cumulo di spazzatura. La gente comune non aveva nulla da mangiare, dovevano dargli, come ai tempi della guerra, un chilogrammo di zucchero e di olio al mese, non avevano il diritto all’informazione e nessun accesso all'estero. Erano imprigionati come i topi nelle gabbie e per aprire un cancello dovevano vendere una fetta della loro anima. La loro pazienza raggiunse il limite. Volevano libertà. La libertà di camminare per le strade con gli occhi al sole, per avere intimità, per mangiare sano, per viaggiare attraverso le frontiere. Negli ultimi anni i vermi che circondavano con tanta devozione il Dittatore e irrigavano il culto della sua personalità, seguivano i movimenti di venti milioni di anime di quel paese, e se fallivi andavi in cambusa. Non si costruivano più scuole, ma carceri. Erano piene di gente di cultura, scrittori, giornalisti. Molti sono morti nelle carceri fredde e ammuffite. Ma ora era arrivato il momento… La massa di scimuniti si destava! Avanzando verso il centro della città l' atmosfera cambiava. Da tutte le direzioni sopraggiungevano migliaia di persone: lavoratori, pensionati, studenti…mostrando un entusiasmo elettrizzante. Avevano i volti accesi dall’esaltazione, parlavano gesticolando, ridevano in modo stridulo. Raffiche di mitragliatrice si sentivano con una frequenza demenziale e il loro suono di metallo villano frantumava il silenzio trasmettendo uno slancio di adrenalina nel corpo di Luiza. A un centinaio di metri davanti a loro un carro armato conquistava terreno minnaciosamente. Il gruppo si disperse senza indietreggiare. Da qualche parte alla sua destra, si sentiva il suono di una pistola che si scaricava e le persone intorno a lei cominciarono a cadere falciate. Correndo, senza fiato, col cuore come un granello di sabbia, Luiza guardava terrorizzata il macello. Si addentrava più profondamente nel flagello. Intorno un fastuono idescrivibile. Un proiettile aveva colpito il suo compagno Matei disseminando qua e là il suo cervello sul selciato bagnato di sangue. A sinistra un gruppo di soldati si era stabilito in posizione di tiro. Attorno la gente si raggruppava coraggiosa. Percepivi la loro determinazione guardando il loro mento, sentendo le frecce di fuoco dai loro occhi. Un ufficiale dell’esercito si mise a gridare:
-Fermatevi,…ritiratevi,… o cominciamo a sparare...-
In quell' attimo da mille cuori un grido risuonò con forza, unico:
- LIBERTA’!!!-
Si misero in moto sfidando le avvertenze. E poi si scatenò l’inferno... Sparavano da tutti i fianchi troncando giovani, anziani, bambini. Luiza scivolò sotto il corpo di una donna che chiamava sussurando il suo amore. Cercando di sottrarsi, fu colpita da un proiettile alla spalla. Il dolore era straziante. Si rialzò sulle ginocchia, trascinandosi. Aveva visto il corpo del suo vecchio maestro di lettere colpito dai proiettili. Appena un’ora prima scherzavano e ridevano assieme...
Che Libertà si conquista aspettando nel tuo angolo lontano dal periglio oggi, domani, dopodomani?? Sappiamo che negli angoli la luce riesce ha stento ad entrare. Se questo era il prezzo che doveva essere pagato, se la Morte affrancava la Liberta’, allora avantiiiiii!
Dritta in piedi , gettò la giacca e, a braccia aperte, si mise a correre verso la massa grigia delle armi .....